Antonio Picasso

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Lo Stretto di Hormuz è ormai la porta girevole di un grand hotel. Con il doorman iraniano che decide chi entra e chi esce e il cliente facoltoso Usa che pretende di entrare perché l’“hotel è suo!”. Dice. Ieri Teheran ammoniva Washington di non “interferire in alcun modo nella gestione dello Stretto”. A sua volta, Trump se ne assumeva il ruolo di “angelo custode”. Qui si separano gli scenari. Da una parte quello economico-finanziario. Dall’altra la geopolitica.

Il petrolio sale e le borse scendono

Dopo una mattinata che sembrava tendere al brutto, i mercati si sono stabilizzati. Il petrolio è salito e le Borse sono scese. Ma senza panico. Brent e Wti hanno superato la soglia dei 70 dollari al barile. La scorsa settimana erano sotto. Possibile che si arrivi a sfiorare gli 80 dollari entro venerdì. Tuttavia, gli analisti fanno notare la pesante riduzione della backwardation, passata da 15 a soli 3 dollari in un anno. Questo vuol dire che un anno fa il Brent con consegna immediata valeva circa 15 dollari in più rispetto ai contratti futures di pari scadenza. Oggi questo premio è sceso a soli 3 dollari. Detta ancora più semplice: paghi di meno l’oro nero in pronta consegna.