Le garanzie di Trump per il passaggio delle petroliere e dei cargo nello Stretto di Hormuz non bastano. Senza dettagli e in attesa di contratti concreti per le polizze contro i rischi politici per le navi affidate alla DFC - potrebbero volerci settimane - il blocco nell'imbuto del Golfo Persico resta. Come resta, per ora, lo scetticismo dei trader e degli spedizionieri sul passaggio “protetto”.
Anzi, i costi assicurativi sono saliti ancora più alle stelle ieri, fino a 12 volte quelli pre-guerra. E i primi cargo hanno fatto già marcia indietro e preso vie alternative al passaggio da Hormuz. A partire dal lungo percorso incorno al Capo di Buona Speranza, con sovraprezzi fino a 4.000 dollari per container e 15-20 giorni di viaggio in più. Mentre secondo alcune fonti non confermate, l'Iran avrebbe dichiarato che consentirà solo alle navi cinesi di attraversare lo Stretto.
È bastato però che sul mercato avanzasse l’ombra di una richiesta di trattativa da parte dell’Iran e quindi di un’uscita veloce dalla crisi, rilanciata dalle colonne del New York Times, perché arrivasse un po’ di sollievo per i prezzi di gas e petrolio. I future sul metano sul Ttf di Amsterdam hanno segnato un balzo indietro fino a oltre il 10% prima di chiudere a 49,76 euro per Megawattora (-8,4%), con l’Harry hub americano a -4,6%, mentre il petrolio è tornato a quota 78 dollari al barile per il Brent prima di risalire a 81,34, intorno alla parità, dopo la smentita secca arrivata da Teheran: «Nessuna richiesta di colloquio inviata agli Usa». Anche l’oro, a picco e poi in ripresa, è stato guidato dall’illusione della pace facile.









