(askanews) - Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran tiene. Ma sullo Stretto di Hormuz le petroliere restano ferme. Dall'inizio della tregua sono passate appena due petroliere. Una era iraniana. Prima della guerra ne transitavano centoquaranta al giorno. Ora oltre duecentotrenta navi cariche di greggio aspettano all'ancora nel Golfo, senza poter uscire.
E questo succede anche se l'Iran ha perso la sua marina convenzionale sotto i colpi americani e israeliani. Ma i Pasdaran dispongono di una forza separata, il Corpo di Marina delle Guardie rivoluzionarie islamiche, costruita appositamente per questo scenario: droni, mine, barchini veloci, sottomarini tascabili. Mezzi piccoli, dispersi, difficili da neutralizzare tutti insieme. In un passaggio largo trentaquattro chilometri, incollato alla costa iraniana, bastano a bloccare il traffico mondiale senza bisogno di una flotta.
Scortare le petroliere, però, non è solo pericoloso. È un problema di numeri. Secondo gli analisti, proteggere convogli di cinque - dieci navi richiederebbe otto-dieci cacciatorpediniere per ogni transito - e riporterebbe il traffico al dieci per cento dei livelli prebellici. Gli Stati Uniti hanno circa cinquanta cacciatorpediniere operativi in tutto il mondo. Da qui la pressione di Trump su alleati e Nato per intervenire direttamente nello Stretto.














