Donald Trump fa marcia indietro sul pedaggio del 20% ad Hormuz, mentre continuano gli scambi di attacchi con l'Iran e la via d'uscita dal conflitto appare sempre più incerta. Sia Washington che Teheran cercano di affermare il controllo sullo stretto, passaggio cruciale per le spedizioni di petrolio e gas, e i raid di martedì hanno segnato un ritorno agli intensi bombardamenti che avevano caratterizzato l'inizio della guerra più di quattro mesi fa.
Dopo aver minacciato una tassa su tutti i beni in transito per Hormuz, il presidente americano a distanza di poche ore ha fatto l'ennesimo clamoroso dietrofront. La proposta, d'altra parte, era in contrasto con quanto dichiarato pubblicamente per mesi dai suoi più alti funzionari, il vice presidente Jd Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. E cioè che l'amministrazione americana era contraria a qualsiasi tariffa o pedaggio in acque internazionali perché illegale. "Sulla base di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti stessi", ha annunciato su Truth, sottolineando che gli investimenti "saranno ingenti ma, al contempo, straordinariamente vantaggiosi per loro e per il loro futuro".












