Lo Stretto di Hormuz è di nuovo al centro della crisi tra Stati Uniti e Iran. Lunedì 13 luglio 2026, Donald Trump ha annunciato su Truth il ripristino del blocco navale contro le navi legate a Teheran e, insieme, una tassa del 20% su tutto il carico in transito nello stretto, presentata come compenso per i "servizi di sicurezza" offerti dagli Stati Uniti. Il paradosso è evidente: Washington è tra i principali attori del conflitto che ha reso lo stretto instabile, e ora propone di farsi pagare per proteggere le stesse rotte che quel conflitto ha messo in pericolo.Trump ha scritto che gli Stati Uniti saranno "da questo momento in avanti conosciuti come i guardiani dello Stretto di Hormuz" e che, per equità, dovranno essere rimborsati al 20% su tutto il carico trasportato. Tutti i Paesi eccetto l'Iran avranno libero accesso allo stretto, mentre i porti iraniani resteranno sotto blocco a partire da martedì 14 luglio, secondo quanto annunciato dal Joint Maritime Information Center della Marina statunitense. La replica del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi non si è fatta attendere: in un post su X ha ironizzato dicendo che Trump ha "assolutamente ragione" nel sostenere che chi garantisce un passaggio sicuro debba essere compensato, ma ha rivendicato per l'Iran il ruolo storico di "guardiano" dello stretto - per sempre - bollando il 20% richiesto dagli americani come eccessivo e promettendo che l'Iran sarebbe "più equo".Lo Stretto di Hormuz è, per il diritto internazionale, un'acqua internazionale dove vale il libero transito. James Kraska, professore di diritto marittimo alla U.S. Naval War College intervistato da Cnn, osserva che l'Iran in passato aveva già imposto quelli che erano di fatto pedaggi, pratica non consentita dal diritto internazionale. La proposta di Trump, però, potrebbe collocarsi su un piano diverso: non un pedaggio obbligatorio, ma un servizio di scorta a pagamento a cui le navi aderirebbero volontariamente - il che la renderebbe compatibile con il diritto internazionale.Resta poco chiaro come la tariffa verrebbe calcolata: il 20% dei costi del blocco diviso per nave, il 20% dei costi di scorta, oppure il 20% del valore della merce. John McCown, del Center for Maritime Strategy, sempre sentito dalla Cnn, ricorda che normalmente gli spedizionieri pagano commissioni tra il 2% e il 3% del valore della merce: una tariffa dieci volte superiore rischierebbe di essere semplicemente insostenibile. E anche se qualcuno fosse disposto a pagarla, le compagnie assicurative potrebbero comunque rifiutarsi di coprire le navi in transito se il rischio fosse ritenuto troppo alto. C'è poi un nodo politico interno: le elezioni di midterm si avvicinano, il prezzo della benzina resta negli Usa circa il 60% più alto rispetto a metà febbraio, e una parte consistente - secondo alcune stime, circa la metà - degli arsenali statunitensi di missili di precisione risulterebbe già utilizzata nel conflitto. Proclamarsi "guardiani" e rilanciare con un pedaggio proprio sarebbe anche un modo per non apparire in una posizione di debolezza. Va aggiunto che mantenere lo schieramento militare necessario a quella "protezione" costerebbe al bilancio federale, secondo alcune stime, circa un miliardo di dollari al giorno - il che lascia aperta la domanda su chi, alla fine, ne sosterrebbe realmente l'onere. La Casa Bianca non ha ancora chiarito come la tariffa verrebbe calcolata, riscossa o applicata.
Trump ripristina il blocco navale su Hormuz e impone una tassa del 20% sul carico: la stessa misura che accusava l'Iran di voler introdurre
Il presidente statunitense si autoproclama "guardiano" dello stretto attraversato da un quinto del petrolio mondiale e chiede un compenso sul carico in transito










