Lo Stretto di Hormuz torna a far paura ai mercati. Il riaccendersi delle tensioni nell’area ha provocato un nuovo rialzo delle quotazioni del petrolio e del gas europeo. Il Brent e il Wti sono tornati rapidamente ai livelli più alti dalla metà di giugno. La preoccupazione è grande e lo scenario è incerto. Citi ha affermato in una nota che è aumentata anche la possibilità che il regime iraniano si ritiri dal memorandum d’intesa fino a dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, uno scenario che molto probabilmente comporterebbe un aumento dei prezzi del petrolio che si protrarrebbe più a lungo. Per le famiglie italiane il rischio non è soltanto quello di fare il pieno a prezzi più elevati. Se la crisi dovesse protrarsi, gli effetti potrebbero estendersi all'intera economia, riaccendendo l'inflazione proprio mentre sembrava avviata verso la normalizzazione.
Effetti sulle bollette Il primo impatto riguarda le bollette. L'Italia importa gran parte del gas che consuma e, dopo la riduzione delle forniture russe, dipende molto di più dal Gnl proveniente anche dal Qatar, che attraversa proprio Hormuz. Quando il prezzo del gas sui mercati europei sale, anche il costo dell'energia elettrica tende ad aumentare, perché una parte importante della produzione italiana avviene ancora con centrali a gas. Gli effetti sulle bollette non sono immediati per tutti. Chi ha sottoscritto un contratto a prezzo fisso è in parte protetto fino alla scadenza dell'offerta. Chi invece ha una tariffa indicizzata potrebbe vedere gli aumenti riflettersi già nei prossimi mesi se le quotazioni resteranno elevate. Il secondo capitolo è quello dei carburanti. Se il Brent continua a salire, anche benzina e gasolio finiscono inevitabilmente per rincarare, seppure con qualche settimana di ritardo. Aumenti del carburante significano costi maggiori per chi utilizza l'auto ogni giorno, ma anche trasporti più cari per le imprese. Il risultato finale può essere un rialzo dei prezzi di molti beni di consumo, dagli alimentari alla logistica.










