Non c’è solo la guerra a spingere l’inflazione, quindi se si dovesse arrivare a una tregua, altri fattori potrebbero continuare a incidere sul costo del debito a lungo termine.
Insomma, le spinte inflattive potrebbero permanere anche con la fine del conflitto.
A dirlo, come sottolinea Bloomberg, sono numerosi strategist, che sottolineano come il mercato obbligazionario globale prezzi un contesto di tassi elevati più persistenti rispetto alle attese di inizio anno.
Il movimento sui rendimenti non è spiegato solo dallo shock geopolitico e dall’andamento del petrolio, ma da fattori strutturali che stanno ridisegnando il costo del denaro.
Negli Stati Uniti il Treasury trentennale è salito oltre il 5,2%, mentre il decennale ha superato il 4,6%, su livelli che non si vedevano da oltre vent’anni.










