Petrolio ancora troppo caro, inflazione in aumento e fiducia dei consumatori in contrazione. Con il rischio di bloccare il canale del credito. È questo l’incipit della nuova congiuntura del Centro Studi di Confindustriapubblicato oggi, mercoledì 20 maggio. Di fronte alla guerra nel Golfo Persico che non si placa e lo Stretto di Hormuz tuttora bloccato de facto, l’analisi mette in luce che «il prolungarsi di tale shock» ha ricadute pesanti «sulle economie», compresa quella italiana. Per quest’ultima, c’è un solo «driver per la produzione dell’industria» e per «la crescita del Pil» nazionale, ovvero gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ma andiamo con ordine. Fronte materie prime energetiche. La chiusura dello Stretto, «con transito di navi ancora ai minimi», mantiene su un livello molto elevato il prezzo del Brent: 105 dollari al barile a maggio. Il conflitto in Medio Oriente «impatta meno sul prezzo del gas» rispetto a quello in Ucraina. I valori sono più alti rispetto a fine 2025 (28 euro al megawattora contro gli attuali 46 euro al megawattora), ma sono altresì scesi dal picco di marzo (53 euro al megawattora). A questo punto, in Italia il balzo dei prezzi al consumo è arrivato nel mese di aprile (+2,7%, dal +1,5% a febbraio), con quelli energetici già al +9,2% annuo. Possibile frenata degli investimenti Ma «finora i prezzi core rallentano (+1,7%)», si legge nella nota. In ottica europea l’inflazione è cresciuta prima ed è più elevata (+3%). Per non parlare degli Usa (+3,8%). Il Centro studi evidenzia che «i mercati si aspettano che la Bce inizi a giugno a rialzare i tassi ufficiali (ora al 2,00%)». Ecco, quindi, che gli investimenti (e in parte la produzione industriale) giovano ancora della spinta del Pnrr. C’è un però. «I dati congiunturali evidenziano un indebolimento nei due mesi di guerra: nel primo trimestre sono calate le richieste di credito da parte delle imprese per finanziare investimenti, a causa dello scenario avverso e sebbene il tasso pagato finora non sia salito (3,38% a marzo); in aprile, si è ridotta ancor più la fiducia delle imprese che producono beni strumentali».
Guerra in Iran, Confindustria: “Scenario economico continua a deteriorarsi”
Consumi e servizi a rischio frenata. Per il Centro studi l’unico driver della produzione industriale e della crescita del Pil restano gli investimenti del Pnrr










