MILANO - "Lo scenario continua a deteriorarsi", avverte il Centro studi di Confindustria delineando congiuntura e previsioni economiche nella sua analisi mensile. "Il petrolio resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz", e "con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto: cresce l'inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l'unico driver per la produzione dell'industria restano, per ora, gli investimenti del Pnrr".

Il Centro studi rileva che l'industria a marzo ha registrato un recupero della produzione industriale (+0,7%), con i beni strumentali (+2,1%) al traino del Pnrr e gli intermedi (+0,3%) di cui le imprese stanno facendo scorte precauzionali; ciò ha attenuato il calo nel primo trimestre al -0,2 per cento. Ad aprile, però, l'indice Pmi segnala una domanda più debole, confermata dal calo dei giudizi sugli ordini delle imprese, che fa peggiorare la fiducia, insieme alla riduzione delle attese di produzione dovuta alla guerra irrisolta.

Gli investimenti sono ancora sostenuti dal Pnrr ma si registra un indebolimento nei due mesi dallo scoppio della guerra (marzo e aprile). In calo anche la fiducia delle famiglie con rischi per i consumi.