Lo scenario continua a deteriorarsi. Il petrolio resta troppo caro, perchè la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz. Lo rileva Confindustria nella nota sulla congiuntura flash di maggio.
Con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto sulle economie: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del PNNR.La chiusura dello Stretto, con transito di navi ancora ai minimi, «tiene alto il prezzo del petrolio» Brent: 105 dollari al barile a maggio, poco sopra i livelli di aprile (103). Si conferma che «questa guerra, a differenza di quella in Ucraina, impatta meno sul prezzo del gas», che a maggio (46 euro/mwh) resta sotto il picco di marzo (53), ma su valori ben più alti rispetto a fine 2025 (28 euro).I dati della spesa Pnrr
La spesa Pnrr continua a consolidarsi. Lo stato di avanzamento finanziario del Piano è «elevato": le procedure attivate riguardano 191 miliardi (98% della dotazione di 194,4); gli impegni finanziari raggiungono 174,5 miliardi (90%), a cui si dovranno ragionevolmente sommare 12 miliardi, su 23,8 totali, appartenenti a misure incluse in strumenti finanziari che ad oggi non risultano ancora impegnati. Lo rileva Confindustria nella nota sulla Congiuntura flash di maggio.










