I contorni della strategia del presidente Donald Trump nella guerra con l’Iran stanno diventando sempre più chiari. In una telefonata con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente americano avrebbe spiegato che Washington sta negoziando con Teheran una sorta di «lettera d’intenti» per chiudere formalmente il conflitto e aprire 30 giorni di colloqui sul programma nucleare iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il significato politico dell’operazione è evidente: gli Stati Uniti stanno cercando un modo per uscire dalla crisi. Trump potrebbe anche autorizzare un altro attacco limitato, più per mostrarsi risoluto e soddisfare i fautori della guerra che per reali obiettivi strategici. Sarebbe però soprattutto una mossa simbolica. In sostanza, quella che viene definita «fase finale» assomiglia molto a una ritirata.

Trump ha mostrato più volte esitazione nella guerra con l’Iran, soprattutto dal 18 marzo, quando Israele ha colpito il giacimento di gas di Pars e Teheran ha risposto attaccando il principale impianto qatariota per la produzione di gas naturale. È stato allora che Trump ha chiesto di fermare gli attacchi americani e israeliani contro le infrastrutture energetiche iraniane, e da quel momento il conflitto è entrato di fatto in una fase di congelamento.