Il cuoco giapponese (Einaudi, pp. 200, euro 17.50) è l’esordio di Lucia Visonà, una giovane autrice che vive a Parigi e conosce la città a menadito, tanto che «Paname», come viene chiamata in gergo la capitale francese, è una personaggia cruciale di questo romanzo. Tra i suoi quartieri e soprattutto i ristoranti e gli alimentari nella prima parte della storia si aggirano insieme Hugo e Madame Laval.

Lui è un ragazzo di provincia arrivato a Parigi per studiare Legge, ma ha lasciato l’università dopo pochi mesi e lei è un’anziana tabagista che indossa sempre una pelliccia spelacchiata, figlia di due verdurai che avevano il banco a Le Halles prima dello smantellamento dei mercati generali trasferiti in periferia.

Di Margot, questo il suo nome di battesimo, sappiamo anche che ha avuto cinque figli: «una volta all’anno uno di loro passa a trovarla, ma finisce sempre che litigano e non si fa più vedere per i successivi cinque anni, finché non è di nuovo il suo turno».

Invece la ragione per la quale lei e Hugo iniziano a fare coppia fissa è il cibo: madame Laval va una volta va a mangiare nel ristorante dove Hugo sostituisce lo chef che se ne è andato per una baruffa d’amore con il proprietario.