Probabilmente gli sono stati affibbiati tanti appellativi quante sono le cucine che ha girato, e guidato, e condotto alla stella Michelin. Di padre ligure e di madre emiliana, Edoardo Ferrera, “cuoco da quarant’anni” come ama ricordare, chiedendo di non essere definito chef, si ferma giusto il tempo di scrivere un libro e mandarlo alle stampe (è Multiverso Edizioni, pagg. 240, euro 19,50) perché i suoi primi quarant’anni di cucina possano essere la conoscenza di una storia umana, di chi ci ha messo le mani, la testa e il cuore. Anche attraverso una interessante serie di ricette per provare a ricreare a casa alcuni dei piatti che ne hanno accompagnato un percorso che oggi si concretizza nelle cucine della Trattoria Stendhal, in galleria Alberto Sordi a Roma e all’Osteria di Brera, in via San Marco, 5 a Milano.

Protagonista

Oggi, a 58 anni, una malattia sconfitta con la forza di chi non si arrende mai, una prima esperienza da cuoco sulla nave scuola Amerigo Vespucci, qualche stella conquistata e poi salutata per il desiderio di cambiare continuamente, Ferrera scrive “Ho fatto il pieno”, primo volume di una collana editoriale dedicata ai protagonisti della cucina italiana e curata dall’editore Mario Cucci, per raccontare come si vive con i piedi costantemente sui “carboni accesi del mestiere”. Quel mestiere che “si imparava con il sudore ed il silenzio, e non con i post su Instagram”, inizia a raccontare e a raccontarsi, facendo capire subito a che cosa si andrà incontro scorrendo le pagine.