Sabato o domenica Giuseppina potrebbe tornare in Italia». È fiducioso Jorge Korner, il marito dell’infermiera di 79 anni di Cannero Riviera da giorni bloccata in Libia a una manciata di chilometri da Sirte. È lì che il governo di Haftar ha fermato la carovana di cui faceva parte, la Flotilla di terra, che dal Maghreb stava portando aiuti a Rafah, valico d’accesso Sud alla Striscia di Gaza. Jorge ha sentito anche ieri mattina «Giugi», così la donna è conosciuta nel borgo dell’Alto Verbano dove è nata e dove da qualche anno è tornata a vivere. Una rapida chiamata sfruttando il debole segnale Internet. «Mi ha detto che sta bene, è tranquilla e rassicura la gente che è con lei - spiega Korner -. I libici stanno dando tanto aiuto alla carovana bloccata a Sirte. È la gente del posto a portare loro da mangiare: è una generosità che stupisce. Questa volta però anche le autorità italiane hanno fatto tanto per loro» aggiunge il marito che aspetta il ritorno di Giuseppina nella loro casa nel bosco di Ronché a Cannero Riviera, con una vista mozzafiato sul Lago Maggiore e raggiungibile solo a piedi dalla statale, con una ripida salita di una decina di minuti.
«Da quanto so, le trattative di Sumud con il governo di Haftar dovrebbero aver raggiunto l’accordo che ambulanze, medicinali, alimenti e un pullman con medici e infermieri prosegua verso la Striscia di Gaza - racconta Jorge Korner, 77 anni, tedesco -. Il resto, comprese le abitazioni prefabbricate, tornano indietro. Le lasceranno a Tripoli a un’organizzazione umanitaria». Anche il viaggio di Giuseppina Branca è giunto al capolinea. «Lei già sapeva che a Rafah non sarebbe potuta entrare visto che a novembre su una barca della Flotilla era stata arrestata dagli israeliani. Aveva fatto due notti di carcere nel Neghev: erano in 15 in una cella per 4 persone. Suo compagno di prigione era anche il nipote di Nelson Mandela, che nei giorni scorsi ha rivisto a Misurata. Ora Giugi andrà a Tripoli, poi si dirigerà verso Tunisi e da lì il volo per Malpensa».













