Comincia il rientro degli attivisti della Flotilla in Italia da Sirte, ma si allungano i tempi per il rilascio di Domenico Centrone e Dina Alberizia, ancora trattenuti dalle autorità libiche assieme ad altre sette persone, in queste ore forse fermi a Bengasi: c'è apprensione per la loro condizione, di cui non si sa molto.
Dai racconti dei componenti della delegazione italiana della carovana umanitaria appena giunti all’aeroporto di Fiumicino, dopo un volo via Istanbul, emergono intanto le rischiose e complesse situazioni vissute negli ultimi giorni: solo lunedì scorso le milizie del generale Khalifa Haftar, che controlla l'est del Paese, hanno attaccato il gruppo di circa duecento persone mentre era accampato a Sirte in attesa del rilascio di dieci loro compagni, tra cui i due italiani fermati domenica con l'accusa di «ingresso illegale» mentre cercavano di negoziare un avanzamento del convoglio, intenzionato a portare aiuti per Gaza raggiungendo il valico di Rafah.
«Speriamo che tornino presto», commenta il ministro degli Esteri Antonio Tajani a proposito del giovane pugliese Centrone e della piemontese Alberizia, gli unici connazionali ancora bloccati.
Tutti gli altri si sono visti costretti a lasciare rapidamente la Cirenaica. «Il momento dello sgombero è stato molto intenso. Noi eravamo là regolarmente, dotati di visto, come convoglio umanitario. Ad un certo punto hanno iniziato a spintonarci e chi ha provato a fare resistenza passiva è stato maltrattatò», racconta Marco Contadini, di Roma, coordinatore della delegazione italiana. «C'è stato chiesto di andarcene, non potevamo fare altro. Abbiamo fatto resistenza passiva, però alla fine abbiamo dovuto sgomberare il campo per raggiungere un posto più sicuro per noi», aggiunge al racconto Martina Cannatà, di Bologna.










