Sono passate due settimane dall'inizio della loro detenzione in Libia e c'è ancora incertezza su quando potranno tornare a casa. È la storia di Domenico Centrone e Dina Alberizia, attivisti del convoglio della Flotilla che puntava a portare aiuti umanitari a Gaza via terra. Partendo dalla Libia e attraversando il valico di Rafah. In Libia però il gruppo è stato fermato e 10 persone, tra cui i due italiani, sono in stato di detenzione. L'accusa, per quanto è stato possibile ricostruire in un contesto complicato da un punto di vista diplomatico e geopolitico, è di essere entrati illegalmente nel Paese. I due italiani sono detenuti dal 24 maggio. Solo nelle scorse ore Alberizia è riuscita a sentire la famiglia, dopo svariati giorni di detenzione: Le hanno permesso di telefonare in cambio della sospensione dello sciopero della fame. Ha detto di stare relativamente bene", ha raccontato il fratello.

Uno dei motivi di preoccupazione delle famiglie e dei politici che seguono il dossier è che non sembra essere stata consentita dalle autorità libiche un'assistenza legale adeguata. Il console generale d'Italia a Bengasi, Filippo Colombo, è riuscito a fare visita agli attivisti una volta sola, il 27 maggio. Ha chiesto per loro condizioni di detenzioni migliori: la possibilità di fare una doccia, dei vestiti puliti, una sistemazione dignitosa. Richieste a cui la Libia ha acconsentito. Nelle ultime ore, apprende l'Ansa da fonti diplomatiche, il consolato sta insistendo per poter effettuare una nuova visita.