«Siamo qui perché abbiamo bisogno di fare un appello importante». Ennio Centrone e Dorina Ruggieri sono i genitori di Domenico, il 33enne originario di Molfetta, in Puglia, detenuto a Bengasi, in Libia, dal 24 maggio dopo essere stato fermato - insieme agli altri 10 attivisti della cosiddetta “Flotilla terrestre” - nella zona est del Paese, controllata dalle milizie del generale Khalifa Haftar.

Flotilla “terrestre” nel senso che la delegazione, alla testa di una carovana di circa 200 persone, puntava a raggiungere Gaza via Libia ed Egitto. Le mobilitazioni Pro-Pal di quando di mezzo c’è Israele per inciso: lo Stato ebraico ha espulso tutti i militanti in azione via mare in poco più di 24 ore - sono un ricordo. Così i genitori di Centrone hanno affidato ai social un video di poco più di un minuto e mezzo per provare a smuovere le acque: «Siamo sconvolti dal fatto che nostro figlio sia partito per compiere una semplice missione umanitaria e oggi si trovi incarcerato».

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Oltre a lui, è detenuta in Libia anche la 67enne Dina Alberizia, una foggiana residente ad Asti, in Piemonte. Giuseppe, il fratello, ha raccontato all’agenza Ansa di essere riuscito ad avere per pochi minuti un colloquio telefonico con la sorella: «Le hanno permesso di telefonare in cambio della sospensione dello sciopero della fame. Ha detto di stare relativamente bene. Siamo tutti in attesa».