Il caso.28 maggio 2026 alle 00:11

Roma.

Comincia il rientro da Sirte in Italia degli attivisti della Flotilla ma si allungano i tempi per il rilascio di Domenico Centrone e Dina Alberizia, ancora trattenuti dalle autorità libiche assieme ad altre sette persone, in queste ore forse fermi a Bengasi. I componenti italiani della carovana umanitaria, appena atterrati a Fiumicino dopo un volo via Istanbul, raccontano le situazioni rischiose vissute negli scorsi giorni. Lunedì le milizie del generale Khalifa Haftar, che controlla l’est del Paese, hanno attaccato il gruppo di circa duecento persone mentre era accampato a Sirte in attesa del rilascio di dieci loro compagni, tra cui i due italiani fermati domenica con l'accusa di “ingresso illegale” mentre cercavano di negoziare un avanzamento del convoglio, intenzionato a portare aiuti per Gaza raggiungendo il valico di Rafah. «Speriamo che tornino presto», commenta il ministro degli Esteri Antonio Tajani a proposito del giovane pugliese Centrone e della piemontese Alberizia. Gli altri italiani si sono visti costretti a lasciare rapidamente la Cirenaica. «Il momento dello sgombero è stato molto intenso. Noi eravamo là regolarmente, dotati di visto, come convoglio umanitario. A un certo punto hanno iniziato a spintonarci e chi ha provato a fare resistenza passiva è stato maltrattato» racconta Marco Contadini, di Roma, coordinatore della delegazione italiana. «C’è stato chiesto di andarcene, non potevamo fare altro. Abbiamo fatto resistenza passiva, però alla fine abbiamo dovuto sgomberare il campo per raggiungere un posto più sicuro per noi», aggiunge Martina Cannatà, di Bologna. A riaffermare i costanti contatti della Farnesina con le autorità locali è Maria Elena Delia, portavoce della Flotilla, spiegando che il Paese è quasi paralizzato a causa delle festività per Eid al Adha, che si svolgono fino al 29 maggio. Dunque il rientro - rifletteva ieri - avverrebbe «non prima dei prossimi tre giorni». E spiega: «Il console ha chiesto di vedere Centrone e Alberizia, senza ottenere al momento risposte concrete. Alcune voci ci dicono che stanno bene, non sappiamo se sono trattenuti in un ufficio, un hotel o un centro di detenzione e, a quanto ci dicono, dovrebbe essere solo una questione di tempo affinché vengano espulsi, visto che per loro l’ipotesi di accusa sarebbe di ingresso illegale nel Paese».