Gli attivisti del convoglio di terra, sgomberati ieri sera dal campo nei pressi di Sirte, rientreranno nelle prossime ore in Italia. Lo si apprende da fonti della Global Sumud Flotilla. Sono sette gli italiani che si trovavano ancora in Libia e, a quanto riferito, potrebbero tornare già oggi con voli di linea.Successivamente, è stata diffusa la notizia che gli attivisti dovrebbero arrivare domattina all'aeroporto di Roma Fiumicino. Dal consorzio sono in attesa di avere notizie, invece, dei dieci volontari fermati in Libia orientale. Tra loro ci sono anche i due connazionali Domenico Centrone e Dina Alberizia. L'attacco delle milizie libiche alla Flotilla di terraIl convoglio della Global Sumud Land Convoy - cioè il gruppo che tenta di muoversi verso Gaza via terra - è stato attaccato nella zona ovest della Libia. “Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell'ovest nel nostro accampamento”, è la denuncia lanciata da Sara Suriani, attivista italiana della spedizione.“Alle 18.30, all’accampamento in cui eravamo in presidio ad attendere il rilascio di compagne e compagni, abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto. Prima 2, poi 4, poi altre ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l'area, salire sui pullman e andare via. Hanno iniziato a lanciare le tende per sgomberarle” racconta Suriani, che entra poi nei dettagli: “Ci urlavano di andare anche se chiedevamo solo di prendere i nostri effetti personali. C’è stato caos”. E continua: “Un ragazzo dell organizzazione è privo di sensi e si ipotizza trauma cranico perché colpito da un pugno” denuncia Suriani, spiegando come “la moschea, in cui alcune donne erano rimaste, è stata alla fine sgomberata col gas. Alcune donne sono state strattonate, colpite alla schiena. Una presa per il collo, una trascinata per i piedi fuori”.“Il tutto è durato sino alle 20:30 circa”, spiega l'attivista, chiarendo che attualmente “tutti e 7 i componenti della delegazione italiana che erano ancora rimasti in Libia stanno bene, mentre noi siamo in pullman preceduti e seguiti dalle camionette militari”. “Non ci è stato detto dove ci stiano portando ma abbiamo saputo dal console che siamo diretti a Misurata per il rimpatrio”. I dieci attivisti bloccati in LibiaNelle ore precedenti, dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy erano stati fermato dai miliziani libici mentre provavano ad aprire un varco umanitario attraverso la Cirenaica. Gli arrestati, tra cui due medici, sono: Alicia Armesto Nuñez (Spagna), Laura Kwoczała (Polonia), Jenelle Jones (Usa), la dottoressa Maria Paula Giménez (Argentina), il dottore Lucas Ezequiel Aguilera (Argentina), Matias Alvarez Rodriguez (Uruguay), Ana Margarida França Santana Baptista (Portogallo), Ashraf Khoja (Tunisia), Domenico Centrone (Italia), Leonarda Alberizia (Italia).I dieci delegati si erano offerti volontari per entrare nella zona che separa i due territori libici controllati da governi e milizie concorrenti, per negoziare il passaggio della missione umanitaria. L'ultima comunicazione da parte del gruppo è stata ricevuta alle 15:22 ora locale del 24 maggio, quando uno dei delegati ha riferito che il gruppo stava per essere trasferito su tre furgoni bianchi. Da allora non è stato stabilito alcun contatto diretto. Secondo informazioni non ufficiali, si legge in una nota della Flotilla, “le autorità della Libia orientale avrebbero affermato che i partecipanti sono entrati nella zona senza autorizzazione e che sono in corso le procedure per la loro espulsione”.I due attivisti italiani della Flotilla “terrestre” sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandestini, dicono fonti legali dell'organizzazione. Si tratta di una piemontese e un pugliese, Domenico Centrone, originario di Molfetta. “Abbiamo perso i contatti con loro a Sirte” spiega la portavoce italiana Maria Elena Delia. “Mi auguro che il giudice decida di farli ritornare in Italia” ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Stiamo parlando con la nostra interlocuzione a Bengasi. Mi auguro che li possano espellere il prima possibile, ci stiamo lavorando”. Khalifa Haftar (ansa) Bufera in Israele: scontro totale tra Herzog e Ben-GvirParallelamente, la Flotilla è al centro di uno scontro istituzionale senza precedenti in Israele, innescato dalla diffusione delle immagini che mostravano umiliazioni e maltrattamenti ai danni degli attivisti della Global Sumud Flotilla. I video, diffusi dal ministro ultraconservatore della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, hanno provocato la durissima reazione del presidente israeliano Isaac Herzog.In un discorso dai toni durissimi, Herzog ha condannato gli “atti brutali” commessi da “una manciata di persone” convinte che i fermati non abbiano diritti umani, arrivando a definire i coloni violenti in Cisgiordania come una “folla senza legge”.“È vietato abusare dei detenuti, per quanto spregevoli possano essere — ha scandito il presidente — così come è vietato farsi giustizia da soli”.La replica di Ben-Gvir è arrivata via social su X, gelida e frontale: “Un presidente di uno Stato che chiama centinaia di migliaia di cittadini del suo Stato ‘bestie’ non è degno di essere presidente. Punto”. Attivisti Flotilla bendati e in ginocchio, Ben Gvir li deride (ansa) La difesa dell'esercito israelianoMentre la polemica politica infuria, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno respinto categoricamente ogni accusa di violenza strutturale da parte dei propri militari durante le operazioni a protezione del blocco navale. L'unità del portavoce dell'IDF ha precisato: “Gli ordini delle IDF prevedono un trattamento rispettoso e appropriato per i membri delle flottiglie a bordo delle imbarcazioni intercettate, esistono procedure chiare e consolidate. Non siamo a conoscenza di episodi specifici di violazione di tali procedure vincolanti all'interno delle IDF. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata a fondo”.Secondo quanto chiarito dal comando militare, una volta sbarcati al porto di Ashdod, la responsabilità della sorveglianza degli attivisti era passata interamente nelle mani del personale del servizio penitenziario e della polizia, istituzioni che fanno capo proprio al ministero guidato da Ben-Gvir.