Finisce in Libia la missione del Global Sumud Land Convoy, la flotilla di terra partita dalla Mauritania, che puntava a raggiungere Gaza con un carico di aiuti. I sette attivisti italiani, insieme al resto della delegazione violentemente sgomberata ieri dalla zona cuscinetto nei pressi di Sirte, torneranno domani mattina in Italia. “I nostri visti sono in scadenza, come quelli degli altri internazionali – spiega Marco Contadini – qui rimarranno gli attivisti e gli esponenti del comitato direttivo locale che si occuperanno di far arrivare a Gaza gli aiuti che avremmo voluto scortare”. Non si sblocca invece la situazione nella Libia di Haftar, dove dieci volontari del Land Convoy, fra cui due italiani, sono stati fermati domenica per “ingresso clandestino”.

Per loro, ci si aspettava un’espulsione rapida, ma dopo giorni di loro ancora non si hanno notizie certe. Si sa, anche grazie a una nota del ministero degli Esteri della Cirenaica, che sono stati trasferiti a Bengasi, “dove ricevono tutta l’assistenza umanitaria e sanitaria di cui hanno bisogno” e – assicurano – sono stati trattati "nel rispetto della legge e dei diritti umanitari”.

Nessuno però li ha visti, o ha potuto parlarci. Neanche il personale consolare italiano di stanza a Bengasi è riuscito a incontrarli, sebbene alle autorità sia stata già presentata formale richiesta. Si aspettano comunicazioni ufficiali, filtra dalla sede diplomatica. “Siamo molto preoccupati”, continua a dire Maria Elena Delia, la portavoce italiana della Flotilla. E probabilmente dopo le indiscrezioni filtrate sulla stampa libica, che bolla gli attivisti come “agenti provocatori” ancora di più.