Dieci attivisti della Flotilla di terra, tra cui due italiani, sono stati arrestati dalle milizie del generale Haftar a Sirte e trasferiti a Bengasi per essere processati come clandestini. Global Sumud Flotilla: “Atto intimidatorio privo di qualsiasi fondamento giuridico”.
Foto di Filippo Boi
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Due attivisti italiani, il trentatreenne pugliese Domenico Centrone e la piemontese Dina Alberizia, si trovano in stato di arresto a Bengasi, dove in queste ore è prevista la loro comparizione davanti a un giudice libico. I due connazionali fanno parte di un gruppo di dieci cooperanti internazionali del Global Sumud Land Convoy (carovana umanitaria, nata come prosecuzione via terra della Global Sumud Flotilla) fermati dalle milizie fedeli al generale Khalifa Haftar. Secondo fonti locali, le autorità della Cirenaica intendono processare i volontari con l'accusa di ingresso non autorizzato in una zona militare, trattandoli di fatto alla stregua di migranti clandestini in vista di una probabile espulsione. La vicenda ha subito attivato i canali diplomatici: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato l'avvio di un'interlocuzione con Bengasi, auspicando che il tribunale "disponga il prima possibile il loro allontanamento dal Paese per consentirne il rapido rientro in Italia".










