HomeBolognaCronacaFlotilla, Ilaria e Riccardo sono a casa: "Picchiati davanti a Ben-Gvir". E un’attivista è bloccata in LibiaMancosu e Gilli al Marconi con in mano la felpa detentiva dell’Idf: "Disumanizzazione e torture psicologiche". Il Convoglio di terra della missione è fermo a Sirte: tra i volontari, Carla Biavati, cittadina di Vergato.In primo piano Francesco Gilli, dietro Ilaria Mancosu con gli altri attivisti atterrati a BolognaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciSul coro "Free Palestine" hanno riabbracciato i loro cari. Attorno alle spalle la kefiah, con una mano fanno il segno della vittoria, mentre con l’altra stringono una felpa, quella che l’IDF ha costretto loro a indossare nei giorni di prigionia, che rappresenta "la disumanizzazione e la tortura psicologica alla quale siamo stati sottoposti". Francesco Gilli, l’attivista di Grizzana Morandi, e Ilaria Mancosu, bolognese attivista di Rivolta Pride ed Elastico Records, sono tornati a casa con un volo arrivato da Istanbul. Ma c’è chi, invece, è ancora bloccato: parliamo del Convoglio di terra che intende raggiungere Rafah per portare aiuti umanitari nella Striscia. Tra gli attivisti fermati alle porte di Sirte, anche Carla Biavati di Vergato. E l’attenzione è massima: "Sono fermi da sei giorni e non stanno ricevendo nessun tipo di protezione internazionale – spiegano altri attivisti –. Le trattative con lo Stato libico sono molto complicate: dopo una prima apertura, le cose si stanno complicando. Ma il convoglio di terra è intenzionata a proseguire a ogni costo".