ALBIGNASEGO (PADOVA) - Lettere anonime e lettere pubbliche. Accuse al veleno e richieste di chiarimenti. Riunioni segrete e chat bollenti. Nella piccola parrocchia di San Lorenzo di Albignasego sembra di essere tornati a sei anni fa, ma questa volta il caso è decisamente più grave e comporta pesanti risvolti penali. Per la parrocchia di San Lorenzo è il secondo scandalo in sei anni: prima c'era stato quello di don Marino Ruggero, il parroco accusato di aver avuto rapporti intimi con una parrocchiana. Nel 2020 la Diocesi lo rimosse dall'incarico per «comportamenti non consoni allo stato clericale, inerenti agli impegni derivanti dall'obbligo del celibato per i preti». Ma se in quel caso si trattava solamente della sfera personale di un prete (con al massimo un procedimento canonico), questa volta le accuse - durissime - finiscono direttamente in Procura. Di mezzo ci sono varie vittime e tutte minorenni.

La situazione Domenica sera c'è stato un consiglio pastorale urgente per fare il punto su una situazione esplosiva. Uno storico parrocchiano chiede di mantenere l'anonimato perché teme ritorsioni interne, ma fotografa bene la situazione: «Tantissima gente mi ha chiamato per manifestare disagio e preoccupazione. È una vicenda squallida. Il clima tra i parrocchiani è rovente». Sulla scelta di accogliere in canonica Francesco Saviane, il parroco don Cesare Contarini spiega: «Nel 2023 avevo informazioni sufficienti per prendere una decisione pensata. Per tutto il resto, attendo l'interrogatorio di garanzia per sapere e capire qualcosa di più». Proprio don Cesare ieri ha comunicato con una lettera ufficiale ai genitori che Saviane non sarà presente al Grest. «Di fronte a fatti così delicati e dolorosi, comprendiamo il turbamento e le domande che molte famiglie stanno vivendo. Nel rispetto del lavoro della magistratura e senza entrare nel merito delle indagini in corso, comunichiamo che Saviane ha lasciato ogni incarico e non sarà presente né al Grest né nelle attività di preparazione degli animatori».Il documento Sempre ieri un gruppo di genitori ha scritto una lunga lettera indirizzandola al vescovo Claudio Cipolla, allo stesso parroco don Contarini e al vicesindaco reggente Gregori Bottin. «Intendiamo esprimere il nostro profondo sconcerto, la viva preoccupazione e l'indignazione a seguito delle recenti notizie di cronaca giudiziaria e della successiva nota ufficiale della Diocesi di Padova - scrivono i genitori -. Abbiamo sempre guardato alla nostra parrocchia e al Centro Infanzia come a un luogo di fiducia, protezione e saldo riferimento educativo per la crescita dei nostri figli. Alla luce di quanto emerso, avvertiamo una profonda ferita e riteniamo che ci sia una responsabilità morale e pastorale».Gli interrogativi Prima la premessa, poi le domande. «Quali erano l'esatto ruolo, le mansioni o i motivi della presenza e della permanenza del sig. Francesco Saviane presso i locali o le attività della parrocchia di San Lorenzo? Tale presenza lo ha messo a contatto con i minori? In quale momento e in che misura i responsabili della parrocchia e della Curia sono stati messi a conoscenza delle indagini o dei comportamenti segnalati? Troveremmo sinceramente inaccettabile che, se confermato che don Cesare fosse a conoscenza della situazione, sia stato comunque permesso a questo ragazzo di continuare a frequentare la comunità, esponendo potenzialmente altre persone e tradendo la responsabilità di tutela. Quali azioni concrete e immediate si intendono intraprendere per garantire la totale sicurezza degli spazi parrocchiali e per supportare la comunità tutta che si ritrova oggi legittimamente scossa?».Le posizioni A San Lorenzo c'è chi invoca un'uscita di don Contarini e chi pensa alle dimissioni di massa dal Consiglio pastorale «per prendere le distanze da tutta questa storia» ma sarebbe sbagliato raccontare solo della frangia impaurita e inferocita. In parrocchia c'è anche chi difende Saviane, lo ritiene «vittima di un complotto» e riflette: «Probabilmente dietro a queste accuse ci sono altri interessi, magari di tipo economico. Magari alcune famiglie volevano colpire don Cesare e di conseguenza Francesco perché era il suo braccio destro». L'indagine della Squadra mobile ha però fatto emergere un quadro decisamente grave con testimonianze molto circostanziate. Luoghi, date, orari, messaggi, racconti. Domenica sul sagrato non si parlava (anzi, si bisbigliava) d'altro. San Lorenzo non risulta coinvolta negli episodi ricostruiti dalla Procura che sarebbero avvenuti altrove, ma quell'ex professore abitava in questa canonica e ora la Diocesi contesta pubblicamente la scelta di ospitarlo presa da un suo parroco. Non tira affatto una bella aria.