Il Commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria Marco Doglio aveva annunciato, un anno e mezzo fa, oltre 10.900 nuovi posti detentivi entro il 2027, con una spesa di 1,3 miliardi. Il 6 maggio scorso è stato audito alla Camera: dai dati emersi in quella sede, i posti in cui i lavori sono concretamente avviati sono 2.823, cui si aggiungono 1.516 di originaria competenza del ministero dei Trasporti. Il saldo reale, nel frattempo, è andato nella direzione opposta: dall'avvio del piano carceri, i posti disponibili negli istituti italiani sono diminuiti di 537 unità. Al 30 aprile 2026 le persone detenute erano 64.436, a fronte di 46.318 posti effettivamente fruibili. Tasso di sovraffollamento reale: 139,1 per cento. Sono 73 gli istituti in cui si supera il 150 per cento, 8 quelli oltre il 200. A Lucca si arriva al 240, a Foggia al 225. Gli istituti non sovraffollati, in tutta Italia, sono solo 22.È il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione – titolo: “Tutto chiuso” – a ricostruire questo quadro attraverso 102 visite di monitoraggio condotte nel 2025. Il punto politicamente più scomodo non è tanto che il piano carceri sia in ritardo, ma che funziona al contrario. La popolazione detenuta continua a crescere e i posti disponibili sono diminuiti. E l'affollamento non dipende da un boom di criminalità ma dall'inflazione legislativa penale del governo Meloni. In altre parole: i reati sono calati dell'8 per cento nei primi sette mesi del 2025, gli omicidi continuano a scendere, i furti pure. E gli ingressi in carcere sono in calo: sono le pene più lunghe e il raffreddamento delle misure alternative a gonfiare le presenze. Dall'inizio della legislatura, sono stati introdotti 55 nuovi reati, 60 aggravanti, 65 aumenti di pena, per un totale di oltre 400 anni di reclusione sommando i massimi edittali. Più fattispecie e pene più lunghe portano, per forza di cose, a carceri più piene.C'è poi la questione della chiusura interna agli istituti, che il rapporto documenta in modo sistematico. Il meccanismo è semplice: ogni attività che prevede l'ingresso di persone esterne deve ottenere il nullaosta del Dap centrale, con il risultato che a Padova si ostacolano le iniziative di Ristretti Orizzonti, a Saluzzo si vieta un incontro con gli studenti nell'ambito del Salone del Libro, a Genova e Monza il teatro va in scena senza pubblico esterno. Circolare per circolare, a partire dal 2022, oltre il 60 per cento dei detenuti è arrivato a trascorrere quasi l'intera giornata in cella. Solo il 7,9 per cento frequenta corsi di formazione professionale. Solo il 4,9 per cento lavora per datori esterni. Per la prima volta, inoltre, rallenta e in alcuni casi arretra il sistema delle misure alternative alla detenzione: dal carcere si esce sempre meno.Le conseguenze di questa logica non sono astratte: chiudere il carcere non lo ha reso più sicuro. E, come abbiamo più volte sottolineato, non solo per i detenuti. Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono cresciute del 12,4 per cento nel 2025. Quelle tra detenuti del 73 per cento dal 2021 a oggi. L'anno scorso almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere, 24 già nei primi mesi del 2026: 106 suicidi in sedici mesi. Il tasso è di 13 ogni 10.000 detenuti (nel mondo libero, con gli stessi numeri, si conterebbero 78.000 morti l'anno). Un detenuto su cinque compie gesti di autolesionismo. Il 46,5 per cento fa uso di sedativi o ipnotici.Il sistema fallisce su entrambe le estremità dell'età. Solo il 40,8 per cento dei detenuti è alla prima carcerazione. Il 45,9 per cento è già stato in carcere tra una e quattro volte. Il 2,7 per cento più di dieci: la recidiva non è un'anomalia, è la norma. Tra i più giovani il quadro non è migliore. Il decreto Caivano ha fatto crescere del 52,5 per cento la popolazione negli istituti penali per minorenni dal 2022, con tre nuovi Ipm aperti "precipitosamente", scrive Antigone, spesso senza spazi adeguati, e con due inchieste in corso per torture sistematiche al Beccaria di Milano e a Casal del Marmo a Roma. I giovanissimi tra 18 e 20 anni, in calo per anni, tornano a salire: dall'1 all'1,6 per cento delle presenze.Dal 2018 al 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30.000 ricorsi per trattamenti inumani o degradanti. La sentenza Torreggiani, quella che costrinse l'Italia a riformare il sistema, nacque da circa 4.000. Siamo a sette volte tanto, e nessuno sembra preoccuparsene.
Il piano carceri del governo ha tolto posti, invece di aumentarli
I lavori avviati sono meno di un terzo di quelli promessi. E nel frattempo i posti disponibili sono diminuiti. Celle sovraffollate, attività bloccate e misure alternative in calo: la stretta penale dell'esecutivo aggrava una crisi già fuori controllo. Il XXII rapporto di Antigone
















