Il carcere è un luogo sempre più chiuso. Chiuso al mondo esterno, che fa sempre più fatica a entrare, e chiuso al suo interno con oltre il 60 per cento dei detenuti che passa la quasi totalità della giornata dietro le sbarre della cella. Le persone soggette a regime di vita chiuso dal 2022 sono triplicate e vivono in celle sempre più malmesse e affollate. A fine aprile, il tasso di affollamento reale ha raggiunto il 139,1 per cento, con otto istituti che superano il 200 per cento.
Questo è il quadro disegnato dal XII rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone, dal titolo “Tutto chiuso”. È l’esito delle politiche di questi quattro anni di governo Meloni: «Un ordinamento in perenne stato di espansione punitiva».
Dall’inizio della legislatura, ha calcolato Antigone, sono stati introdotti oltre 55 nuovi reati e più di 60 nuove aggravanti, 65 inasprimenti sanzionatori per fattispecie già esistenti, impedendo – con i nuovi minimi e massimi edittali – l’accesso alle misure alternative. «Si superano complessivamente i 400 anni di reclusione», si legge nel rapporto.
Un’architettura repressiva, che «non ha eguali nella storia recente», che non si esaurisce nel diritto penale, ma si serve anche del diritto amministrativo: oltre 30 nuove sanzioni pecuniarie e interdittive introdotte e usate come «strumento di controllo preventivo e di stigmatizzazione della marginalità».













