Le carceri italiane continuano a riempirsi oltre le loro possibilità. Lo dicevamo già a dicembre ma ora la situazione sembra addirittura peggiore. Diamo subito un dato: il tasso di sovraffollamento è del 139,1%, ci sono cioè 64.436 persone detenute a fronte di 46.318. Questi numeri escono dal XXII Rapporto Antigone, che ancora una volta segna il benchmark delle analisi dei nostri istituti di pena. Il documento è composto da 17 diversi temi, due focus sui suicidi e autolesionismi e 21 approfondimenti. I dati del sovraffollamentoInsomma crescono le persone detenute, aumenta il sovraffollamento e restano ancora troppo alti i numeri dei suicidi e degli episodi di autolesionismo. Ma il quadro delineato dal rapporto racconta anche altro: un sistema penitenziario che, secondo l’associazione, negli ultimi anni si è progressivamente “chiuso”, sia verso l’esterno sia al proprio interno.Il titolo scelto per il rapporto è proprio “Tutto chiuso”, e fotografa una situazione in cui, secondo l'associazione ci sono più restrizioni, meno socialità, più isolamento e minore apertura verso attività culturali, formative e associative provenienti dalla società civile. Il rapporto è stato realizzato dopo 102 visite effettuate in istituti penitenziari di tutta Italia da circa cento osservatori autorizzati dal Ministero della Giustizia.Un carcere sempre più pienoIl dato cardine è, come abbiamo visto, quello del sovraffollamento. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, quasi duemila in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 20.307 erano straniere, cioè il 31,5% del totale, mentre le donne erano 2.844.A fronte di questi numeri, i posti realmente disponibili erano 46.318. Un dato ancora più significativo se si considera che, nonostante il cosiddetto “piano carceri” promosso dal governo, i posti effettivamente utilizzabili sono diminuiti di 537 unità rispetto all’inizio del 2025. Tutto ciò ha portato ad avere un tasso di affollamento del 139,1%. In pratica, per ogni cento posti disponibili ci sono quasi 140 detenuti.La situazione che viene fotografata dalrapporto di Antigone sembra ormai critica in gran parte del Paese. Gli istituti con un tasso di sovraffollamento superiore al 150% sono 73, mentre otto strutture superano addirittura il 200%. Tra queste figurano Lucca, con un tasso del 240%, Foggia al 225%, Grosseto al 213%, Lodi al 212% e Milano San Vittore al 210%. Le carceri che non sono sovraffollate sono solo 22 in tutta Italia.Più detenuti ma non più reatiUno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda il rapporto tra criminalità e crescita della popolazione detenuta. Secondo Antigone, infatti, i reati registrati in Italia negli ultimi anni risultano sostanzialmente stabili. Nel 2024 i delitti denunciati sono stati circa 2,4 milioni, un dato quasi identico a quello del 2018.Ci sono addirittura alcuni indicatori che continuano a diminuire. Gli omicidi volontari, ad esempio, sono passati da 341 nel 2023 a 326 nel 2024. In questo quadro nemmeno la custodia cautelare appare in crescita. Alla fine del 2025 le persone detenute senza una condanna definitiva rappresentavano il 24,1% del totale, una quota in calo rispetto agli anni precedenti.Per l’Associazione Antigone quindi, il sovraffollamento si spiega piuttosto con l’allungamento delle pene e con un ricorso crescente al carcere come strumento ordinario di gestione sociale. Aumentano infatti le persone che stanno scontando condanne superiori ai cinque anni, mentre diminuiscono quelle con pene più brevi.La stretta securitaria del governoUno degli approfondimenti del corposo rapporto è sulle politiche adottate dal governo guidato da Giorgia Meloni. Antigone parla di “architettura repressiva” senza precedenti recenti. Il dossier mette in luce come siano oltre 55 i nuovi reati introdotti, con più di 60 nuove aggravanti e oltre 65 aumenti di pena. A queste si aggiungono più di 30 nuove sanzioni amministrative.Secondo l'associazione quindi una delle cause del sovraffollamento è anche dovuta a questa espansione dell’intervento penale. Parallelamente, il sistema delle pene di comunità starebbe infatti rallentando. Sebbene le persone seguite dagli Uffici per l’esecuzione penale esterna siano quasi centomila, diminuiscono i nuovi affidamenti in prova e le nuove detenzioni domiciliari. Eppure, sempre secondo i dati riportati nel rapporto, oltre 24 mila detenuti avrebbero già i requisiti per accedere a misure alternative, avendo una pena residua inferiore ai tre anni. Quasi ottomila di questi devono scontare meno di un anno di reclusione.Un carcere sempre più chiusoIl rapporto poi insiste molto anche sul tema della “custodia chiusa”. Dice infatti che oltre il 60% delle persone detenute trascorre ormai quasi tutta la giornata all’interno della propria cella, fatta eccezione per le ore d’aria. Secondo Antigone la motivazione risiderebbe in diverse circolari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che avrebbero progressivamente ridotto gli spazi di socialità soprattutto nelle sezioni di alta sicurezza. In diversi istituti attività culturali, teatrali o formative sarebbero state limitate o rallentate dalla necessità di ottenere autorizzazioni centrali del Dap. Tra i casi citati compare anche Padova, dove sarebbero diventate più difficili le iniziative della redazione di “Ristretti Orizzonti”. Parallelamente cresce anche il ricorso all’isolamento disciplinare. Rispetto a sei anni fa i provvedimenti di isolamento sono aumentati del 171%, mentre rispetto al 2024 la crescita è del 42%.Suicidi e salute mentaleInfine c’è il grande tema umano dei suicidi in carcere. Noi de Il Bo Live cerchiamo di tenere alta l’attenzione da anni e già lo scorso anno dicevamo che nelle carceri italiane si muore sempre di più. Ora il rapporto dell’associazione Antigone che dice che nel 2025 almeno 82 persone detenute si sono suicidate. Nei primi mesi del 2026 i suicidi erano già 24. In meno di un anno e mezzo le vittime sono quindi almeno 106.Tra loro anche un ragazzo tunisino di 17 anni morto nell’istituto penale minorile di Treviso poche ore dopo l’ingresso in detenzione. Il tasso di suicidi nelle carceri italiane ha raggiunto i 13 casi ogni 10 mila detenuti, uno dei livelli più alti degli ultimi trent’anni. Antigone lo dice chiaramente, se facessimo “uscire” questo tasso dalle carceri significherebbe che ogni anno tra la popolazione italiana ci sarebbero circa 78 mila. Forse così, scritto nero su bianco, è più chiaro il tema.Restano altissimi anche i numeri dell’autolesionismo. Nel 2025 si sono registrati oltre 2.000 atti autolesivi ogni 10 mila detenuti: in pratica, mediamente, un detenuto su cinque compie gesti di autolesionismo. A Milano San Vittore, uno degli istituti più sovraffollati d’Italia che ha avuto anche 76 tentati suicidi, nel 2025 sono stati registrati 1.067 episodi di autolesionismo a fronte di 948 detenuti presenti (e 748 posti a disposizione).Il disagio psichico appare ormai strutturale all’interno del sistema penitenziario. Quasi la metà delle persone detenute, precisamente il 46,5%, farebbe uso di sedativi o ipnotici, mentre il 21% assume antidepressivi, antipsicotici o stabilizzanti dell’umore.Insomma, il Rapporto Antigone ancora una volta mette nero su bianco ciò che troppo spesso non vogliamo vedere. La situazione delle carceri italiane è drammatica oramai da troppo tempo. I dati parlano chiaro e a tutto ciò che abbiamo detto fino ad ora aggiungiamo anche che i mediatori culturali nel 2025 erano 335, significa appena 1,67 mediatori ogni 100 detenuti stranieri. Dal 1998 l’Associazione accende un faro sulla situazione carceraria, nella speranza che la politica guardi anche da quella parte.
Nelle carceri italiane la situazione non migliora: ci sono 141 detenuti ogni 100 posti disponibili | Il Bo Live
Il XXII Rapporto Antigone descrive una situazione sempre più critica nelle carceri italiane. Al 30 aprile 2026 le persone detenute erano 64.436 a fronte di 46.318 posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento del 139,1%. Crescono anche suicidi e autolesionismo, mentre diminuiscono gli spazi di socialità e le attività trattamentali











