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Il sistema penitenziario italiano continua ad attraversare la sua crisi più buia, un declino strutturale che si trascina da anni e in cui a pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, i soggetti più vulnerabili. La fotografia scattata dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, intitolato emblematicamente "Tutto chiuso", rivela una realtà che non mostra segni di arresto: le carceri non sono mai state così affollate, tese e letali. In un panorama segnato da record storici di suicidi e da un sovraffollamento cronico, emerge un dato che interroga direttamente le istituzioni: il raddoppio dei bambini sotto i tre anni costretti a vivere dietro le sbarre insieme alle loro madri detenute.

Bambini in cella: il fallimento delle tutele Uno dei punti più centrali e controversi sollevati dall'associazione riguarda infatti proprio la presenza dei minori negli istituti penitenziari. A invertire la rotta, vanificando anni di battaglie legislative e l'istituzione degli ICAM (Istituti a custodia attenuata per detenute madri), sono state le recenti politiche improntate al massimo rigore punitivo, in particolare con le strette introdotte dal Decreto Sicurezza (Legge 159/2023). L'eliminazione dei rinvii automatici della pena per le donne in stato di gravidanza o con figli neonati ha prodotto un effetto immediato: il numero dei bambini sotto i tre anni che crescono in cella è raddoppiato. Una regressione che Antigone definisce inaccettabile e per la quale chiede con urgenza un passo indietro immediato al governo. Un sistema al collasso: sovraffollamento oltre il 139% Per capire come sia possibile che oggi un bambino si ritrovi a muovere i suoi primi passi sul pavimento di una cella, bisogna guardare i numeri di un sistema che ha perso ogni proporzione. Quello delle carceri italiane è un perimetro che non si allarga, ma dentro il quale si continua a stipare umanità. Al 30 aprile 2026, i detenuti nel nostro Paese sono diventati 64.436. Per capire l'assurdità della cifra, come spiega il rapporto di Antigone, basta pensare che i posti letto realmente disponibili, quelli veri e non solo sulla carta, sono appena 46.318. Il risultato è un'equazione geometricamente impossibile che si traduce in un tasso di sovraffollamento del 139,1%. Non è solo una percentuale: significa che dove dovrebbe vivere una persona, oggi ne respirano, dormono e si incastrano quasi due. E la situazione precipita se si zooma sulla mappa d'Italia: ci sono 73 istituti dove questo limite è oltrepassato della metà, e ben 8 carceri trasformate in veri e propri imbuti umani, dove le presenze sono il doppio della capienza consentita. Un collasso logistico e strutturale che toglie aria, spazio e dignità.