Letti a castello così alti da sfiorare il soffitto. Senz’acqua calda. Un bagno nello stesso ambiente dove si mangia. Non è la scena di un film, purtroppo, è la realtà quotidiana di oltre sessantaquattromila persone rinchiuse nelle carceri italiane, fotografata dal ventiduesimo rapporto annuale di Antigone, l’associazione che monitora le condizioni di detenzione nel nostro paese, realizzato attraverso 102 visite negli istituti penitenziari di tutta la penisola e pubblicato nel maggio 2026. Il titolo scelto quest’anno dice tutto: Tutto chiuso.
Dietro le sbarre: la vita vera dei detenuti nelle carceri italiane
I numeri parlano chiaro, ma vale la pena tradurli in qualcosa di concreto. Al 30 aprile 2026, nelle prigioni italiane c’erano più di 18mila detenuti in eccesso rispetto ai posti disponibili. Il tasso di sovraffollamento nazionale è del 139%, il che significa che ogni cento posti esistono 139 persone da sistemare. In otto istituti si arriva al 200% e oltre: Lucca detiene il record con il 240%, seguita da Foggia, Grosseto, Lodi, Milano San Vittore, Brescia. Solo 22 carceri in tutta Italia rispettano il rapporto tra spazio e persone ospitate.
Chiuse le porte, chiuse le menti
La parola “chiuso” del titolo del report Antigone, descrive qualcosa di molto preciso: una scelta. Oltre il 60% dei detenuti trascorre la giornata praticamente interamente in cella, uscendo solo per le cosiddette “ore d’aria”. Solo il 22,5% si trova in sezioni con una sorveglianza più flessibile, che consente qualche movimento in più. Persino i frigoriferi sono stati banditi dalle celle e dai corridoi. Il risultato? Più tensione, non meno. E, nel 2025, almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere, il dato più alto degli ultimi decenni. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. Un detenuto su cinque compie gesti autolesivi.












