Se nelle carceri fosse spuntato anche solo un posto in più per ogni annuncio governativo di piano carceri, per ogni videomessaggio della premier Meloni, e per ogni intervista del ministro della Giustizia Nordio, allora la rincorsa impossibile tra più posti in carcere e più detenuti avrebbe centrato almeno quel pareggio galleggiante che invece i più recenti dati proprio del Ministero disvelano sia una chimera.

Dal primo gennaio 2025 all’ultima rilevazione del 31 agosto, mentre i detenuti crescevano di altre 1.306 persone (63.167 contro 61.861, erano 56.225 all’inizio del governo Meloni nell’ottobre 2022), la capienza regolamentare nei 190 istituti non solo non è cresciuta, a dispetto dei proclami, ma rispetto a inizio anno è persino diminuita, 38 posti in meno (addirittura 160 in meno se non si contano quelli in Albania inutilizzati e quelli che erano nel carcere femminile ora chiuso di Pozzuoli). E vanno peraltro detratti i posti in concreto inagibili o indisponibili che sono 4.580, con un peggioramento di quasi mille in più rispetto a due anni fa, quand’erano 3.646, portando alla situazione per cui i 63.167 detenuti stanno in 46.658 posti veri (persino meno di quanti fossero cinque anni fa, 47.193 nel 2020).