di
Marco Bonarrigo
In una situazione in cui il ruolo di capitano unico è ancora da assegnare, a Fermo. lo scatto di Jay Hindley in faccia a Giulio Pellizzari (+2”) non ha migliorato il morale dell’azzurro sulle strade di casa
Di Grammont, Kwaremont e Koppenberg conosciamo tutti i cambi di pendenza e ogni ciottolo di pavé, di Reputolo, Capodarco e Monte Marino sarà il caso di imparare almeno i nomi. I «Muri» fermani non raggiungeranno mai la fama di quelli fiamminghi ma averne inseriti quattro ieri nel tracciato dell’ottava tappa del Giro 109 ha elettrizzato il finale di corsa. E se i distacchi tra i big sul traguardo si sono contati in (pochi) secondi, l’effetto collaterale della profusione di acido lattico oggi potrebbe avere conseguenze più pesanti, prima del giorno riposo.
Fisiologia a parte, la Chieti-Fermo ha aperto fessure anche nelle certezze mentali di più di un corridore. Di sicuro non nel cervello di Jonas Vingegaard che nel ripidissimo conclusivo si è messo in testa al plotoncino dei big e, senza muovere un muscolo facciale o spremere un watt più del necessario, ha guadagnato due secondi sugli inseguitori. Serena e beata anche la maglia rosa di Afonso Eulalio che dalla leadership pare trarre solo energie positive: il portoghese ha tentato un lungo attacco, conservato immutato il vantaggio in classifica generale (3’15” sul danese) e — salvo crolli verticali oggi — potrà godersi il privilegio di partire in rosa anche nella cronometro di Viareggio di martedì.












