Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

L'8ª tappa del Giro d'Italia è arrivata a Fermo e ha regalato un entusiasmante finale sui muri marchigiani che sono stati assoluti protagonisti nei 20 chilometri conclusivi. Ad aver smaltito le tossine del Blockhaus, Jonathan Narvaez alla sua seconda vittoria, per una UAE che pur dimezzata è sempre protagonista. Come Jay Hindley, l'australiano della Bora Red Bull che ha messo le cose in chiaro sull'ultimo strappo: è lui il capitano della squadra, messaggio forte anche Giulio Pellizzari.

Il finale dell'ottava tappa: Narvaez insuperabile sui Muri Un Narvaez irresistibile su pendenze proibitive che toccano anche picchi al 22%, ha dominato l'ottava tappa che è ritornata nell'entroterra emiliano e che ha visto l'ecuadoriano della UAE Emirates fare tutto ciò che ha voluto, portandosi dietro prima il compagno Bjerg e l'Uno-X Leknessund con il gruppo che cede ad oltre tre minuti, e poi si invola solitario, con una progressione da scalatore di razza per la seconda vittoria personale a questo Giro. Dando lustro enorme al team emiratino che, pur dimezzato nei leader (Almeida non è nemmeno partito, Yates, Vine e Soler si sono ritirati da tempo), ha confermato di essere squadra di altissimo livello. Aumentando ancora il rammarico e il rimpianto di sapere che avrebbe potuto dare vero filo da torcere alla Visma e a Vingegaard. Hindley mette alla frusta tutti ma a cedere è Giulio Pellizzari Oltre allo spessore della UAE, sul terribile Muro di Fermo-Reputolo, un 600 metri al 14,3% medio con punte del 22% che ne fanno, come pendenza massima, la più alta di tutto il Giro di quest'anno, si è assistiti però anche ad un'altra conferma. Che è giunta dalla Red Bull Bora, con Jay Hindley che è scattato nel gruppo dei migliori mettendo alla frusta tutti, in primis il proprio compagno di squadra Giulio Pellizzari. Che ha pagato altri 2 secondi al traguardo provando a restare attaccato con le unghie e con i denti, a conferma di non aver ancora digerito nelle gambe e nella testa lo scotto patito sul Blockhaus. Con l'australiano che non solo ha voluto assaggiare la gamba di Vingegaard, perfettamente a ruota, ma ha ristabilito definitivamente le gerarchie in squadra: è lui il vero e unico capitano, che farà classifica e al quale si dovrà dare supporto fino a Roma.