Le ginocchia di Felix Gall puntano all’esterno in un improbabile tentativo di andare in fuga dal resto del corpo. L'austriaco ha il mento lungo e il viso scavato e una marcia sola in salita tipo alcune motocarrette che si arrampicano ovunque alla faccia di tanti fuoristrada moderni. Felix Gall di solito non scatta, insegue, poi aumenta il ritmo in continuazione fino a renderlo indigesto ai più.Oggi Felix Gall è scattato. Doveva provare a se stesso e ai compagni che lui è uno di quelli che una corsa di tre settimane la può vincere, al di là di ciò che pensano quelli che lo mettono sempre in secondo piano, attore non protagonista delle gare a tappe.Felix Gall è scattato e alla sua ruota è rimasto solo Jonas Vingegaard, perché il danese è da inizio Giro che dice che l’austriaco va forte, che bisogna fare attenzione. Ha fatto attenzione. Felix Gall ha fatto di tutto per staccare la maglia blu, non ce l’ha fatta, perché quelli come Jonas Vingegaard non si staccano a quel ritmo, per quanto forte, ci vuole altro, ci vuole di più. Quel di più non è arrivato, Jonas Vingegaard è scattato, Felix Gall non è riuscito a raggiungerlo e sulla strada che porta a Corno alle Scale ha lasciato 12 secondi più quattro di abbuono.Quanto meno l’austriaco ha però onorato il lavoraccio che la sua squadra aveva fatto per tutto il giorno. Si sono messi in testa al gruppo, hanno fatto di tutto per tenere sotto tiro gli avanguardisti che man mano che i chilometri si accumulavano sulle gambe si erano radunati avanti a tutti.Se nessuno tra Toon Aerts, Mattia Bais, Davide Ballerini, Giulio Ciccone, Jonas Geens, Sakarias Koller Løland, Martin Marcellusi, Lorenzo Milesi, Tim Naberman, Einer Rubio e Diego Ulissi è riuscito ad arrivare per primo a Corno alle Scale la colpa è dei compagni di Felix Gall. Eppure ognuno di loro ha da rimproverarsi qualcosa. Più e più volte si sono persi in battibecchi e rimostranze, sbuffi e palesi inviti ad andare a quel paese.Giulio Ciccone c’ha provato comunque. È scattato a 11,7 chilometri dall’arrivo e ha seminato quasi tutti i compagni di fuga tranne Einer Rubio. È scattato a 7,6 chilometri dall’arrivo e si è liberato anche della compagnia del colombiano. Si è dovuto arrendere al ritorno di Felix Gall e Jonas Vingegaard. Poi a quello di altri otto, tutta gente però che non aveva tirato un metro mentre lui era all’aria da decine e decine di chilometri. Ha chiuso all’undicesimo posto, non era contento, ci riproverà.La salita che porta in cima a Corno alle Scale fa onore al toponimo. Sale a scale, tratti duri e tratti quasi piani, trovare una continuità di pedalata è complicato, per questo può risultare indigesta. Oggi è rimasta sullo stomaco e sulle gambe a Jay Hindley, nono al traguardo a 50 secondi, a Ben O’Connor, diciottesimo a 1’12”, soprattutto a Giulio Pellizzari, ventiduesimo a 1’28”. L'italiano però è stato bravo a gestire la crisi, a non crollare di testa e di morale.Non è risultata indigesta a Davide Piganzoli, terzo al traguardo a 34 secondi dal suo capitano, al termine di una settimana di lavoro pieno e fruttuoso. Oggi che Jonas Vingegaard non ha avuto bisogno del suo contributo in testa al gruppo si è concesso una giornata di semi libertà. I gregari sono dei semi carcerati, devono godere al massimo delle loro ore d'aria. Non è risultata indigesta ad Afonso Eulálio. Il portoghese non ha seguito il ritmo degli altri, ha preferito fare a suo modo, seguire il suo istinto. Ha fatto bene, ha recuperato ruote su ruote, ha lasciato alle sue spalle corridori ben più quotati. Ha terminato al quinto posto, ha perso 41 secondi, ha difeso la maglia rosa e si è concesso almeno un altro giorno vestito da capoclassifica. Portugal’s Afonso Oliveira Eulálio of Bahrain Victorious during Stage 9 of the Giro d’Italia, from Cervia to Corno alle Scale, Italy, Sunday, May 17, 2026.
La seconda prova del Giro di Vingegaard
Jonas Vingegaard ha vinto la 9a tappa del Giro d'Italia 2026. Felix Gall ha provato a staccare il danese, ma non ci è riuscito. Giulio Ciccone ha provato ad anticipare tutti, ma non c'è riuscito. Afonso Eulálio invece ce l'ha fatta a difendere la maglia rosa. Male Giulio Pellizzari, ma bravo a non farsi sopraffare dalla crisi










