Ciclismo Il favorito della corsa ha attaccato a metà della dura salita finale, staccando l’austriaco Felix Gall, che si è classificato secondo, e anche l’italiano Giulio Pellizzari, giunto quarto. La maglia rosa resta al portoghese Eulaliodi Dario Ceccarelli15 maggio 2026Lo chiamano il Re pescatore ma è in montagna che dà il meglio. Come previsto, ma speravamo qualcosa di più dal nostro Pellizzari, il danese Jonas Vingegaard sulle rampe del Blokhaus scuote il Giro d’Italia. Con quattro attacchi, potenti ma non esplosivi, il grande favorito fa il vuoto arrivando da solo a quel traguardo dove, in un’altra lontana epoca ciclistica, nel 1967, Eddy Merckx vinse la sua prima tappa al Giro posando il primo mattoncino della sua straordinaria carriera di insuperabile Cannibale.Ma sono storie di altri tempi Anche Vingo quando la strada s’impenna non è per niente male. Il nostro Giulio Pellizzari, nei primi due attacchi, a circa 4,5 km dall’arrivo, ha provato a stargli dietro. E per un po’ ci è pure riuscito. Ma facendo un errore che un bravo corridore, con un più esperienza dell’azzurro, non deve fare: finire fuori giri per stare dietro a un campione che lo stesso Pogacar definisce il “miglior scalatore al mondo”.Risultato?Giulio va in crisi e si salva (solo parzialmente) perché a dargli man forte arriva il suo compagno, l’inglese Hindley, 30 anni, già maglia rosa nel Giro del 2022. Così la botta è forte, ma pur colpito non viene affondato. Alla fine Pellizzari arriverà quinto con un ritardo di un minuto e 5” dal Re Pescatore. Non è poco, nella prima vera asperità del Giro, ma non è l’apocalisse. Lo stesso Giulio, che ha il dono dell’autocritica, lo ammette candidamente: “Mi dispiace, ho buttato via tutto per andargli dietro. Dovevo rimanere più calmo, ma mi sentivo bene. Pazienza, ho imparato per la prossima volta” conclude con un mezzo sorriso questo ragazzo di 22 anni che, al momento, rappresenta il futuro del nostro ciclismo. Un po’ di delusione però c’è.Ha coraggio, colpo d’occhio, perfino una certa strafottenza. In questo caso però gli si è ritorta contro. Scherza coi fanti ma lascia stare i santi. E con Jonas Vingegaard, due maglie gialle al Tour e due secondi posti, bisogna stare attenti a non scottarsi. Il Giro è ancora lungo, certo, però qualche indicazione dal Blockhaus è arrivata: la prima è che Vingegaard, con i suoi modi gentili, fa però terribilmente sul serio. Non è come Pogacar che azzanna ogni traguardo, ma è comunque un fuoriclasse di 29 anni che vuole andare al sodo.“Se sono contento? Certo che sono soddisfatto” spiega dopo l’arrivo. “Per me e anche i miei compagni che hanno lavorato sodo per portarmi davanti. Impressioni? Beh, che sto bene, ma posso ancora crescere, quindi sono ottimista per il futuro”. Il messaggio è chiaro e forte: cari amici, vado bene, ma più avanti, sulle montagne dell’ultima settimana, posso migliorare ancora di più.
Giro d’Italia, al Blockhaus primo show di Vingegaard. Pellizzari colpito ma non affondato
Il favorito della corsa ha attaccato a metà della dura salita finale, staccando l’austriaco Felix Gall, che si è classificato secondo, e anche l’italiano Giulio Pellizzari, giunto quarto. La maglia rosa resta al portoghese Eulalio











