PORCIA - Preoccupazioni che si aggiungono alle preoccupazioni. Accanto all’annuncio del taglio di 1.700 dipendenti in tutta Italia che si abbatterà anche sullo stabilimento Electrolux di Porcia, si aggiunge la notizia di due giornate di chiusura dello stabilimento. Con la seconda metà del mese di maggio, infatti, sembrerebbe iniziare una fase di rallentamento dei ritmi di produzione. Le difficoltà di reperimento delle materie prime a causa delle vicissitudini internazionali che interessano lo stretto di Hormuz e le crescenti difficoltà economiche da parte delle famiglie sarebbero le principali motivazioni indicate. Fattori completamente indipendenti dai motivi che hanno indotto i sindacati a mobilitarsi per lo sciopero a sorpresa di ieri mattina davanti allo stabilimento.

IL CALENDARIO Due sole, al momento, le date di chiusura rese note ai dipendenti: il 18 e il 25 maggio. Nel frattempo, in fabbrica si respira un’atmosfera decisamente poco serena, fatta di paura e amarezza. «Lavoriamo in azienda da 25 anni e perdere il lavoro inciderebbe significativamente sulla nostra situazione familiare», raccontano due donne, di cui una vive da sola con la figlia. «Inoltre ci mancano almeno sei, sette anni prima della pensione… alla nostra età, a sessant’anni, chi vuoi che ci prenda a lavorare? Di che cosa vivremo?». C’è anche chi lavora a Porcia dal ‘96, dal ‘99 e dal 2000. «Quando sono arrivato c’erano nove linee di produzione, con una che faceva pure il turno di notte», racconta un uomo. «Con i turni a regime, si raggiungevano quantitativi di produzione incredibili, con picchi che hanno superato significativamente il milione di elementi in un anno», aggiunge, senza nascondere un certo orgoglio. Perché in ballo, di fatto, non c’è solo il posto di lavoro, ma la lesione di un forte senso di appartenenza nei confronti di un luogo in cui, trascorrendo assieme molte ore al giorno, si condividono esperienze e si creano legami destinanti in qualche modo ad accrescere a loro volta il legame con una realtà produttiva che, a partire dalla Zanussi, ha contribuito in modo consistente alla crescita e al consolidamento di un territorio diventato Provincia proprio grazie anche alla suo tessuto industriale. LA DELUSIONE Tanta l’amarezza verso la multinazionale: «I lavoratori hanno sempre risposto alle esigenze dell’azienda», è stato fatto notare sempre dai dipendenti, «però la paga è sempre stata la stessa». E ora questo. «A pagare è sempre la gente». Una situazione difficile accanto alla quale si aggiunge l’avviso ai dipendenti delle due giornate di chiusura. Indizi che possono far pensare all’inizio di un rallentamento dell’attività produttiva per la quale, non avendo questa niente a che fare con i tagli del personale in tutta Italia, nel caso la situazione persista potrebbe essere necessaria l’attivazione di ulteriori misure paracadute per i dipendenti. Preoccupazione, infine, anche sul destino delle tre linee produttive che dovrebbero restare attive a Porcia: a fronte di una situazione in cui le famiglie fanno sempre più fatica a fronteggiare le difficoltà economiche (ma non solo), c’è chi si chiede se ci sarà sufficiente domanda del prodotto rimasto per dare lavoro a tutti. Presenti ieri mattina davanti alla portineria Nord dello stabilimento anche diversi volti della politica. Tra questi anche il presidente del Consiglio Comunale di Pordenone Francesco Ribetti. «Un atto doveroso — ha commentato — per sottolineare la vicinanza ai lavoratori e a tutte le loro famiglie da parte di tutte le forze politiche del Consiglio Comunale, che sono espressione di questo territorio. Non è possibile pensare a un territorio pordenonese senza Electrolux, o Zanussi, per chiamarla nostalgicamente per ricordare chi ha costruito la realtà manifatturiera di questa zona. È chiaro che bisogna muoversi a tutti i livelli per portare a casa un risultato: anche se siamo consapevoli che le scelte non vengono più fatte qui, è importante far vedere la compattezza del territorio».