Electrolux, tra downgrade, costi in impennata e chiusure all'estero cresce la preoccupazione per l'Italia. Il quadro che emerge dagli ultimi sviluppi è quello di una multinazionale sotto forte pressione, stretta tra domanda debole, inflazione dei costi e scelte industriali che alimentano timori anche per gli stabilimenti italiani.
Il campanello d'allarme è scattato a fine marzo con il report di BofA Global Research, che ha declassato il titolo da buy a underperform, provocando una flessione del titolo. Una decisione motivata da una "tempesta perfetta" fatta di consumi stagnanti e costi logistici e materie prime in forte aumento, come si legge nel report: «La domanda resta debole, ma le pressioni sui costi aumentano».
Secondo gli analisti, Electrolux dovrà affrontare venti contrari sull'EBIT pari a 1 miliardo di corone nel 2026 e 2 miliardi nel 2027, con un taglio delle stime sugli utili fino al 26%. Il nodo principale è la logistica: le tariffe di trasporto, cresciute del 30% a causa del conflitto in Medio Oriente, rischiano di generare un impatto negativo annuo fino a 4 miliardi di corone.
A questo si aggiunge l'inflazione delle materie prime, con aumenti tra il 10% e il 30% e un effetto particolarmente pesante sulle plastiche, che da sole valgono un impatto stimato di 1,3 miliardi.






