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14 maggio 2026

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Il caso Electrolux, con 1700 occupati messi praticamene alla porta e la chiusura dello stabilimento di Cerretto d’Esi in provincia di Ancona, è solo l’ultimo di una serie di eventi che dovrebbero far alzare il livello di attenzione sul rischio che il manifatturiero dell’intera Europa vada presto in default. Il menù al ristorante cinese è servito. Ma gli ospiti europei rischiano di pagare un conto salato. Qualcuno tra i sindacalisti adombra un piano preciso. La multinazionale scandinava ha concluso un accordo negli Usa con la cinese Midea per il mercato nordamericano, poi ha chiuso velocemente un sito in Ungheria e uno in Cile, e l’addio all’Italia potrebbe essere il preludio per lasciare il campo a Pechino che, nell’industria del bianco, è ormai leader unendo costi bassi e alta tecnologia. Dal tavolo di crisi, aperto immediatamente, l’azienda ha escluso questa eventualità. Ma l’allarme resta. Pechino, infatti, non ha più bisogno di acquisire imprese occidentali per copiare tecnologia e ottenere brevetti. No, la strategia è più sottile e con un altro obiettivo: conquistare quote di mercato. Dunque nel mirino del Dragone non sono tanto gli impianti sic et simpliciter (quelli si possono chiudere o sottodimensionare) quanto la possibilità di creare canali privilegiati ai suoi prodotti nei mercati occidentali. Dove la stagnazione dei consumi e dei redditi rende allettante l’acquisto a prezzi scontati. Punto sul quale non c’è competizione. La comparazione dei costi in alcuni comparti è una sfida persa. Lavastoviglie, frigoriferi, elettrodomestici ma anche televisori e auto non hanno rivali sul fronte dei prezzi con gli omologhi europei. Insomma la minaccia cinese resta insidiosa, strisciante e figlia della cultura e degli insegnamenti di Sun Tzu, teorico e autore dell’Arte della guerra, che insegnava al comandante di un esercito a vincere sfruttando le debolezze del nemico.