Electrolux, 1.700 esuberi in Italia: il piano più duro degli ultimi vent’anni. Sindacati in rivolta, il Governo chiamato a intervenire. Electrolux ha aperto ufficialmente un processo di “ottimizzazione” dell’assetto produttivo e organizzativo in Italia, ma dietro la formula neutra del comunicato aziendale si nasconde la ristrutturazione più pesante dell’ultimo ventennio: 1.700 esuberi, pari a quasi il 40% degli attuali occupati, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, con trasferimento della produzione in Polonia, e un ridimensionamento significativo in tutti gli altri siti italiani. I tagli annunciati riguardano sia la produzione che l’area di staff che la ricerca e sviluppo.
Il piano, presentato ieri a Marghera al coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm, si inserisce nella strategia globale del gruppo per riportare la redditività sopra il 6% (oggi al 2,8%). Una manovra che passa attraverso un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi; l’accordo con la cinese Midea, limitato però al Nord America; e una revisione radicale del footprint industriale mondiale (ovvero riallocare la distribuzione geografica e la configurazione delle attività produttive): dopo la chiusura di Santiago del Cile e di Jászberény in Ungheria, l’Italia diventa il nuovo epicentro della riorganizzazione.












