Va bene tutto, ma non vendeteci ora l’immagine di un Buttafuoco liberale. Né è una scelta liberale quella di riaprire il padiglione russo. Certo la cultura è libera, per principio, ma esiste anche una “cultura di regime”, ove le idee sono funzionali a determinte politiche e gli intellettuali sono “organici” ad un sistema politico che libero non è. E questo è il caso della presenza russa a Venezia, diretta emanazione della nomenklatura che ruota attorno a Putin. La grande cultura russa, davanti alla quale anche noi europei dobbiamo portare rispetto e non censurare, la cultura dei Tolstoj e dei Dostoevskij solo per fare qualche esempio, è stata altra cosa. Come altra cosa sono gli intellettuali dissenzienti rispetto all’attuale potere moscovita, costretti al silenzio, all’esilio o addirittura raggiunti e uccisi in circostanze non chiare. È proprio questa capacità di distinguere, di non affogare tutto in un mare magnum ove tutto è cultura, che sembra sia mancata a Venezia in questo frangente. La libertà della cultura è principio sacro, ma forse andrebbe maneggiato con più attenzione e cura. È un bene, comunque, che si discuta di tutto questo, come si sta facendo, anche se dire che Buttafuoco sia un liberale è assolutamente falso Il presidente della Biennale di Venezia è un uomo di cultura raffinato, uno scrittore di vaglia, un oratore forbito ed elegante, ma farlo passare, come sta tentando di fare una certa sinistra “riformista” e “moderata”, per un campione del liberalismo, un seguace di Locke o Einaudi, è pura ignoranza, nel migliore dei casi, un atto di dimistificazione o malafede culturale e politica, nel peggiore. Una scortesia prima di tutto verso Buttafuoco stesso che non ha mai avuto il liberalismo come suo orizzonte di riferimento.
Biennale di Venezia, perché non è una scelta liberale far partecipare gli artisti russi | Libero Quotidiano.it
Va bene tutto, ma non vendeteci ora l’immagine di un Buttafuoco liberale. Né è una scelta liberale quella di riaprire il padiglione ...













