VENEZIA - Prima dell'attacco di Unione europea e dei ministri di 22 Paesi alla Biennale, sul "caso Russia" era andata in scena una nuova puntata dello scontro, fermo ma rispettoso nei toni e senza eccessi verbali, che oppone il ministro della Cultura Alessandro Giuli alla Fondazione della Biennale e al suo presidente Pietrangelo Buttafuoco.
In un videomessaggio per la presentazione del Padiglione Italia, il ministro era tornato a ribadire i propri distinguo sulla decisione dell'Esposizione veneziana di ospitare il padiglione della Russia alla 61° internazionale d'Arte. Lo aveva fatto parlando di "autocrazie" e non nascondendo le distanze tra di lui e Pietrangelo Buttafuoco, l'artefice dell'apertura al mondo russo. Decisione che ieri il presidente della Biennale ha confermato, rivendicando il rifiuto di ogni censura e l'autonomia dell'ente che dirige.
«L'arte è una delle migliori espressioni dell'identità plurale di un popolo: è libera quando è libero il governo che la mette in condizioni di esprimersi - ha detto il ministro della Cultura - L'Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l'arte dissidente. Non si può dire lo stesso delle autocrazie che, all'interno della Biennale di Venezia, sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa che verrà aperto, contrariamente all'opinione del governo italiano che rappresento, per la libera e autonoma scelta della Biennale di Venezia che siamo tenuti a rispettare».












