VENEZIA - La cultura è libertà, tanto all’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, quanto alla Biennale di Venezia. È il senso della posizione di Andrea Rinaldo, numero uno dell’Accademia dove si è aperta quella che pare una frattura sul padiglione della Russia, a un mese dall’inaugurazione dell’Esposizione internazionale d’arte. «Divisione? No, normale dialettica, perché abbiamo tutti il diritto di avere opinioni diverse», afferma tuttavia il docente emerito dell’Università di Padova, riferendosi alla lettera con cui 50 soci hanno chiesto al presidente Pietrangelo Buttafuoco «di mettere in atto ogni azione intesa a bloccare l’annunciata e unilaterale presenza ufficiale del governo russo attuale».
Dopo le polemiche incrociate in ambito internazionale, ora è l’ambiente culturale veneziano ad essere in fermento. «In queste ore – spiega Rinaldo – ho ricevuto tante attestazioni di stima. Una per tutte, quella di Tiziana Lippiello, rettrice di Ca’ Foscari». Socia anche lei dell’Istituto, ma non sottoscrittrice dell’appello promosso dal professore Lorenzo Fellin, «nato dalla convinzione che persone di cultura e di scienza, come i membri della nostra Accademia – ha dichiarato il primo firmatario al nostro giornale –, possano a pieno titolo prendere posizione su questioni, come questa, nelle quali è in gioco il tentativo di annientare del tutto la storia e la cultura di un popolo (quello ucraino) da parte di un violento aggressore». Rinaldo difende però «le libertà intellettuali» connesse ai rapporti culturali e artistici: «Buttafuoco è stato bravo. Da vero intellettuale qual è, ha inquadrato correttamente la questione. Del resto è un uomo molto intelligente, sensibile e colto. Prima di Pasqua, gli avevo telefonato non solo per fargli gli auguri, ma anche per manifestargli la mia amicizia e solidarietà in questo periodo di critiche. Piuttosto timidamente, il presidente mi ha domandato se potevo rendere pubblica questa mia posizione e così ho scritto la lettera al Gazzettino pubblicata domenica».






