VENEZIA - Appare e scompare, sorride e dissimula, si emoziona e si trattiene. «Di quel che non si può dire, si deve tacere», dribbla le domande Pietrangelo Buttafuoco, citando Ludwig Wittgenstein. Come a significare che l’etica non si spiega: si mostra.

Così il presidente della Biennale di Venezia lascia che a parlare sia il titolo di un libro, “Ritorno alla censura” di Vitaliano Brancati, che forse non troppo casualmente tiene sotto braccio mentre accoglie i suoi predecessori Paolo Baratta e Roberto Cicutto, il governatore Alberto Stefani, il sindaco Luigi Brugnaro, la consigliera Tamara Gregoretti. E sì, pure Valerio Sarcone, il vice capo di gabinetto della Cultura arrivato in rappresentanza del ministro Alessandro Giuli, convitato di pietra alla presentazione del riqualificato Padiglione Centrale, fatalmente in calendario nei giorni dello scontro sulla presenza della Russia alla prossima Esposizione Internazionale d’Arte.

Quanto sarebbe piaciuto a Giuli l’omaggio a Gabriele D’Annunzio tributato da Buttafuoco, che regge in mano con studiata posa anche un secondo volumetto, “L’allegoria dell’autunno” pronunciata dal Vate a chiusura della prima mostra artistica ospitata ai Giardini nel 1895. Il colpo di teatro, o messaggio in bottiglia dalla laguna al Tevere, arriva sul finale della cerimonia, al termine della mattinata aperta dal comunicato con cui Zaia di ritorno da Roma propone una dichiarazione di pace.