VENEZIA - Scattano le proteste e le prese di distanza contro la decisione della Biennale di ospitare a maggio gli artisti russi. Da più fronti arrivano critiche all’idea di riaprire il padiglione russo appoggiata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco che ha voluto ribadire la sua contrarietà alle censure. Quando basta per fa esplodere il caso.
«La decisione della Biennale di stendere il tappeto rosso alla cupa diplomazia culturale della Russia è aberrante». A scriverlo, ieri mattina, è stato direttamente il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, in un messaggio pubblicato su X, commentando la decisione della Biennale di aprire il dialogo culturale con i russi. «Non si può tornare al business as usual con assassini e terroristi - ha scritto ancora Budrys senza tanti giri di parole - La Russia sta continuando la sua guerra su larga scala contro l'Ucraina, uno stato sovrano che viene bombardato quasi ogni giorno e ogni notte, seminando morte, distruzione e terrore in mezzo alla popolazione civile».
Altre bordate sullo stesso tema arrivano da un gruppo di eurodeputati membri di Ppe, Socialisti, Renew, Verdi, Ecr e Sinistra, in una lettera indirizzata alla direzione della Biennale. «Condanniamo con la massima fermezza la decisione di consentire alla Russia di partecipare a una delle piattaforme culturali più prestigiose al mondo mentre continua la sua brutale guerra di aggressione contro l'Ucraina. Una scelta del genere rischia di legittimare un regime responsabile di violenze continue e danneggerà inevitabilmente la reputazione e l'autorevolezza morale della Biennale stessa. Da oltre quattro anni, la Federazione Russa continua la sua guerra di aggressione su vasta scala contro l'Ucraina. Questa guerra ha provocato l'uccisione di civili, la distruzione di città e infrastrutture e attacchi sistematici contro il patrimonio culturale ucraino. Musei, siti storici, istituzioni culturali e opere d'arte sono stati deliberatamente danneggiati o distrutti nell'ambito di questa aggressione».









