VENEZIA - Ora che il padiglione della Russia è chiuso al pubblico, le esibizioni dei musicisti possono essere viste e ascoltate solo dall'esterno, attraverso le registrazioni proiettate sugli schermi. Il cartello rivolge un invito ai visitatori: «Restate per ore, osservate i dettagli, risolvete i nostri enigmi».
Una sfida che ha indispettito le Pussy Riot, le attiviste che mercoledì avevano assediato la palazzina Liberty indossando gli inconfondibili passamontagna fucsia, su cui la leader Nadeda "Nadya" Tolokonnikova aveva personalmente dipinto le iconiche croci del collettivo punk-rock, femminista e anti-putiniano.
Un filmato girato quel giorno, infatti, mostra due addetti dello spazio espositivo mentre ballano indossando proprio quei cappucci, probabilmente recuperati dalla statua e dalla scalinata su cui le manifestanti li avevano infilati.
«La cultura autoritaria - afferma "Nadya" - non può creare la nostra libertà, può solo appropriarsene. Non ha un linguaggio di dissenso, non ha un'estetica della libertà, quindi ruba le maschere, le immagini, i gesti di coloro che ha perseguitato. E poi ci balla a porte chiuse, al sicuro in Italia, dove nessuno li arresterà. Questa appropriazione non è derisione. È desiderio. Forse segretamente sognano di essere così liberi. Tuttavia questo non li salverà dalla vergogna agli occhi del mondo libero».













