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26 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:07

A poche ore dalla sconfitta al referendum dalla maggioranza è arrivata immediata l’accelerazione sulla legge elettorale. Nel pieno del terremoto politico, tra polemiche e dimissioni, è stata fissata una data: martedì 31 marzo in commissione Affari costituzionali alla Camera inizierà l’esame della proposta. Ma l’iter potrebbe essere tutt’altro che lineare e fluido. Non solo per la contrarietà dei partiti di opposizione ma anche perché, all’interno delle stesse forze di governo cova il malcontento.

In particolare dal fronte Lega, partito che non nasconde le sue perplessità: “Non si vincono le elezioni cambiando il sistema di voto”, dice in Transatlantico il viceministro leghista Edoardo Rixi, come riporta il Giornale. “Le leggi elettorali non sono una priorità“, sussurrano del Carroccio. Lo stesso leader, Matteo Salvini, non si è mai appassionato al tema e ha affidato il dossier a Roberto Calderoli e ad Andrea Paganella, che hanno preso parte al tavolo di coalizione che ha stilato lo “Stabilicum“. Lunedì, riportano i retroscena de il Giornale, sul treno che lo riportava a Roma il leghista Stefano Candiani osservava: “Lupi dice di fare subito la legge elettorale: un pirla col botto! Così regali la vittoria agli altri e con il premio che ci siamo inventati non tocchi palla. Almeno con l’attuale legge riduci i margini di un’ipotetica sconfitta…”. Alla base delle valutazioni vi sarebbe anche il possibile calcolo dei Parlamentari eletti: con il nuovo sistema elettorale proposto dalla destra, il partito di Salvini rischierebbe di eleggere molti meno rappresentanti, perché i seggi sicuri sono concentrati nelle circoscrizioni settentrionali. E il corposo premio di maggioranza rischia di essere un’arma a doppio taglio in caso di sconfitta.