I due vicepremier - Antonio Tajani («nessuno ci pensa») e Matteo Salvini («il governo arriva a fine legislatura») - ieri hanno escluso le elezioni anticipate. Il giorno prima, in un’intervista a Repubblica, le aveva scartate anche il ministro alla Difesa Guido Crosetto. Ma da stasera, alla Camera, partirà l’iter della nuova legge elettorale voluta da Fratelli d’Italia. Una riforma che è legata a doppio filo con l’ipotesi del voto anticipato. Cambiare le regole è infatti ritenuto un passaggio obbligato per chi a destra punta alla fine anticipata delle legislatura. «Il mio consiglio è: fare una legge elettorale concordata con l’opposizione, e andare ad elezioni a giugno», ha sintetizzato questa corrente di pensiero il deputato centrista, di Fratelli d’Italia, Gianfranco Rotondi.

Fosse facile. La proposta cara ai meloniani - super premio di 70 deputati e 35 senatori se la coalizione supera il 40 per cento, abolizione dei collegi e indicazione preventiva del premier - lascia a dir poco freddi gli alleati ed è apertamente osteggiata dall’opposizione. Così chi vince di un solo voto si prende tutto. E può puntare a eleggere nella prossima legislatura il presidente della Repubblica, anche senza l’opposizione. Oggi Fratelli d’Italia, in vantaggio su Forza Italia e Lega nei sondaggi, esprimerebbe il capo del governo. «Non vogliamo più governi tecnici o la cui durata è di 15 mesi» ha spiegato la deputata FdI Ylenia Lucaselli. Le opposizioni fanno muro. In testa il Pd. «Non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall’alto», ragiona Simona Bonafé, capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali. «Mentre il Paese soffre loro pensano alla legge elettorale», va all’attacco Filiberto Zaratti di Alleanza verdi sinistra. «Assomiglia alla legge Acerbo del periodo fascista», è tranchant il leader di Più Europa, Riccardo Magi: «Una schifezza. Meglio il Mattarellum». «Hanno scritto una legge con un premio di maggioranza che è una supertruffa, non scherziamo» aveva ricordato Giuseppe Conte al nostro giornale ieri. «Daremo battaglia», ha confermato la vicepresidente 5 Stelle al Senato, Mariolina Castellone.