Stenta a partire, almeno per il momento, il dialogo sulla legge elettorale.
Le opposizioni fanno muro e il centrodestra, per ora, non appare intenzionato a forzare la mano. Così, anche se l'iter è ufficialmente iniziato con l'incardinamento in commissione Affari Costituzionali alla Camera, i tempi non sembrano comunque troppo stringenti. Dopo Pasqua si prospetta un calendario di audizioni e poi si proverà a entrare nel vivo. Nel frattempo, è chiaro, gli ambasciatori si metteranno al lavoro ma i punti di contatto e di dialogo per ora sembrano ancora tutti da costruire. A partire da una revisione del premio di maggioranza - che a sinistra mettono come precondizione per poter iniziare discutere - ma anche delle soglia per ottenerlo.
Il centrodestra, ad ogni modo, almeno nelle intenzioni non demorde. Il presidente della commissione, Nazario Pagano (FI), che è anche uno dei 4 relatori, si dice pronto a un "lavoro di cucitura per mettere in dialogo le istanze di maggioranza e opposizione". E anche da FdI Giovanni Donzelli sottolinea che, con il punto fermo del principio della stabilità, c'è disponibilità a discutere su tutto. Una disponibilità solo "di facciata" accusano i Dem con Simona Bonafè e "lo confermano - osserva la capogruppo Dem in commissione - il testo presentato con il solo accordo tra i partiti di governo prima del referendum e i quattro relatori di maggioranza, che sembrano più interessati a controllarsi tra loro che al merito della proposta". E anche per far mostra plasticamente del loro niet le opposizioni chiedono di disabbinare le proprie proposte da quelle in discussione: al tavolo, per ora, non si siede nessuno.











