Tra segnali di fumo e veti incrociati parte in commissione Affari Costituzionali alla Camera l'esame della legge elettorale.
L'orario di domani non è di quelli migliori: la convocazione è fissata dopo i lavori d'Aula e dunque in concomitanza con il match della nazionale di calcio che si gioca il dentro o fuori ai mondiali. Ma tant'è. Sarà quella la sede nella quale si avvieranno le danze e si capirà qualcosa anche sulla tempistica dell'esame e sulle concrete possibilità di modifica del sistema di voto con i partiti che, comunque, al momento restano settati sulla diffidenza reciproca.
In pressing per cambiare resta Fratelli d'Italia. "E' importante che venga data alla nazione una governabilità", ribadisce la linea la deputata di FdI Ylenja Lucaselli. "La legge elettorale - ragiona - è una questione concreta: non vogliamo più governi tecnici o la cui durata è di 15 mesi".
Per poter provare a portare a casa la partita, però, a via della Scrofa c'è la consapevolezza della necessità di cercare una via di dialogo con le opposizioni, Pd in primis. Al momento, però, le opposizioni fanno muro.
Il centrosinistra mette nel mirino in particolare il premio di maggioranza e la soglia del 40% per ottenerlo, sulla quale si starebbe comunque riflettendo. "Hanno fatto un premio che è una supertruffa, non scherziamo", sottolinea il leader M5s Giuseppe Conte. I Dem ne fanno anche una questione di metodo. La legge elettorale - è l'altolà di Simona Bonafé, capogruppo Dem in commissione Affari Costituzionali - è un terreno su cui non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall'alto".












