Roma, 10 apr. (askanews) – Di quel confronto a cui si è detta pronta la maggioranza sulla legge elettorale non si intravedono neanche le premesse: l’iter in commissione Affari Costituzionali alla Camera è a malapena partito – la legge è stata incardinata dieci giorni fa – ma lo scontro con l’opposizione finora è totale.
All’indomani del primo voto con cui la maggioranza ha stabilito che la riforma non riguarderà solo la modalità di elezione della Camera e del Senato ma anche il procedimento per l’elezione dei parlamentari eletti all’estero e la disciplina del voto dei fuori sede, cresce il sospetto nel centrosinistra che il vero obiettivo di questo ampliamento del perimetro dell’intervento normativo sia soprattutto il voto all’estero. Non la modalità, ovvero il superamento del voto per corrispondenza come era nelle intenzioni della pdl del deputato di Fdi eletto all’estero Andrea Di Giuseppe poi ritirata, ma una modifica sul numero delle circoscrizioni.
Lo dice la vicepresidente M5s Vittoria Baldino: “I fuori sede sono solo il paravento. Il vero obiettivo di Fdi è mettere le mani sugli otto seggi alla Camera e sui quattro al Senato che potrebbero diventare determinanti”. Stessa accusa arriva dal leader di Più Europa Riccardo Magi: “Dopo aver escluso dal referendum sulla giustizia oltre 5 milioni di persone, improvvisamente la maggioranza inserisce sottobanco nel testo sulla legge elettorale una modifica che consente ai fuori sede di votare alle elezioni politiche. Peccato si tratti di un escamotage tecnico per allargare il perimetro dell’esame con l’intento di mettere mano e stravolgere anche le circoscrizioni estere, per provare a garantirsi quei seggi”.







