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6 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:59

Finora il rapporto tra il centrodestra di governo e le riforme è stato così così, si può dire con eufemismo. L’ultima volta è finita con la Caporetto al referendum sulla separazione delle carriere, con oltre 14 milioni di no. Ora però la maggioranza che sostiene il governo di Giorgia Meloni vuole riprovarci, questa volta non con una legge costituzionale, ma con una norma ordinaria per cambiare il sistema elettorale, a poco meno di un anno e mezzo dal ritorno alle urne per le Politiche. Giovedì prossimo sono in programma le prime votazioni in commissione Affari costituzionali. E’ probabile che si scelga insomma il “testo base”, quello da cui partire. “Qualora disgraziatamente nel centrosinistra dovesse prevalere ancora una volta il partito del no a prescindere dal merito – osserva il presidente della Affari Costituzionali al Senato, Alberto Balboni di Fdi – credo che le forze più responsabili presenti in Parlamento dovranno assumersi la responsabilità di prendere comunque l’iniziativa e portare a termine la riforma. La democrazia non è una discussione infinita, ma la capacità di prendere le decisioni necessarie”. Un concetto che in effetti il centrodestra aveva già usato per il referendum costituzionale di fine marzo.