VENEZIA - Le vicende che hanno coinvolto le due più importanti istituzioni culturali veneziane, Biennale e Fenice, sono il termometro di quanto la città continui ad essere sotto i riflettori mondiali. Stupisce - ma forse nemmeno poi tanto - che questo succeda solo in presenza di eventi drammaticamente eclatanti (acque alte, overtourism, problemi ambientali) o polemiche, come quanto sta accadendo appunto attorno a Biennale e Fenice. E non ce se ne accorga o non ce se ne ricordi invece quando la città vuole vedere riconosciuta questa sua rilevanza per meriti propri o proprio peso storico, artistico e culturale di patrimonio dell’umanità.

Biennale e Fenice sono solide abbastanza, per storia e prestigio, per uscire anche da queste ultime turbolenze. Il teatro, scosso dalle polemiche sulla nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale, sta avendo conferma della propria visibilità. Ma non serviva il “caso Venezi” per questo. Il riconoscimento internazionale della Fenice non si misura certo sulle polemiche, sulle spillette, sui volantini, ma sulla bravura dei propri musicisti, acclamati in ogni tour all’estero e applauditi in teatro da un pubblico competente e non certo di anziani annoiati.